#carceri Archivi - La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/tag/carceri/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Wed, 19 Feb 2025 15:45:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 199277288 Sovraffollamento carcerario in Campania: una crisi umanitaria e istituzionale https://www.lavocedelsud.org/sovraffollamento-carcerario-in-campania-una-crisi-umanitaria-e-istituzionale/ https://www.lavocedelsud.org/sovraffollamento-carcerario-in-campania-una-crisi-umanitaria-e-istituzionale/#respond Wed, 19 Feb 2025 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9262 Il sistema penitenziario italiano è da tempo al centro di dibattiti e preoccupazioni, con la Campania che emerge come una delle regioni più colpite dal fenomeno del sovraffollamento carcerario. Questa situazione non solo compromette i diritti fondamentali dei detenuti, ma mette anche a dura prova l’efficacia dell’intero sistema giudiziario e penitenziario. Un quadro allarmante Secondo […]

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Il sistema penitenziario italiano è da tempo al centro di dibattiti e preoccupazioni, con la Campania che emerge come una delle regioni più colpite dal fenomeno del sovraffollamento carcerario. Questa situazione non solo compromette i diritti fondamentali dei detenuti, ma mette anche a dura prova l’efficacia dell’intero sistema giudiziario e penitenziario.

Un quadro allarmante

Secondo dati recenti, le carceri italiane ospitano attualmente 61.468 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 47.067 posti, determinando un tasso di sovraffollamento del 130,59%. In Campania, la situazione è particolarmente critica: la regione presenta una delle eccedenze più elevate, con un numero di detenuti che supera di gran lunga la capacità delle strutture penitenziarie locali.

Questo sovraffollamento ha conseguenze dirette sulle condizioni di vita all’interno degli istituti. La mancanza di spazio adeguato porta spesso a situazioni in cui i detenuti dispongono di meno di 3 metri quadrati ciascuno, standard minimo stabilito per garantire condizioni di detenzione umane (antigone.it). Questa compressione degli spazi vitali non solo viola i diritti umani fondamentali, ma contribuisce anche a un aumento delle tensioni e dei conflitti all’interno delle strutture.

Conseguenze drammatiche

Le condizioni degradanti e la mancanza di supporto adeguato hanno portato a un incremento preoccupante degli atti di autolesionismo e dei suicidi tra i detenuti. Nel 2024, si sono registrati 77 suicidi e 19 decessi per cause da accertare, numeri in aumento rispetto all’anno precedente.

Questo dato allarmante riflette le gravi lacune del sistema carcerario, in cui l’assenza di adeguati programmi di supporto psicologico e il deterioramento delle condizioni di vita alimentano un clima di disperazione e abbandono. Il sovraffollamento, unito alla mancanza di attività riabilitative, spinge molti detenuti a considerare il suicidio come unica via di fuga, un sintomo evidente dell’incapacità istituzionale di garantire un trattamento dignitoso.

Questi dati evidenziano una crisi umanitaria che non può più essere ignorata e che richiede interventi immediati e mirati per garantire la tutela dei diritti fondamentali di ogni individuo, anche all’interno di un contesto detentivo.

Le radici del problema

Le cause del sovraffollamento sono molteplici.

Da un lato, l’eccessivo ricorso alla custodia cautelare in carcere e l’assenza di misure alternative alla detenzione contribuiscono all’aumento della popolazione carceraria. Dall’altro, la lentezza dei processi e la carenza di risorse nel sistema giudiziario prolungano inutilmente la permanenza dei detenuti nelle strutture.

Inoltre, la mancanza di personale di polizia penitenziaria aggrava ulteriormente la gestione quotidiana degli istituti, rendendo difficile garantire sicurezza e programmi di reintegrazione efficaci.

Punizione o possibilità di riscatto?

La crisi del sistema carcerario in Campania è lo specchio di un fallimento politico e amministrativo che si trascina da decenni. Le soluzioni proposte nel tempo sono rimaste perlopiù inattuate o inefficaci, mentre le condizioni di detenzione continuano a peggiorare.

Il carcere, secondo la Costituzione italiana, dovrebbe avere una funzione rieducativa e non solo punitiva. Eppure, in una realtà dove i detenuti vivono in condizioni disumane, privati di opportunità di formazione, lavoro e reinserimento, parlare di riabilitazione diventa un’utopia. Il sistema attuale non solo punisce, ma finisce per generare recidiva e disperazione, invece di offrire una reale seconda possibilità.

Le istituzioni hanno la responsabilità di intervenire con misure strutturali: ampliare e modernizzare le strutture penitenziarie, incentivare misure alternative alla detenzione per i reati minori, accelerare i tempi della giustizia per ridurre il numero di detenuti in attesa di giudizio. Servono investimenti concreti, non promesse vuote.

In un Paese che si definisce democratico e civile, non si può accettare che le carceri diventino discariche sociali. Il rispetto della dignità umana non è un optional, ma un diritto inalienabile. La domanda che dobbiamo porci non è solo come ridurre il sovraffollamento, ma che tipo di società vogliamo costruire: una basata sulla punizione cieca o sulla capacità di offrire riscatto e giustizia vera?

Chiara Vitone

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Cospito. Chi è l’anarchico al 41bis? https://www.lavocedelsud.org/caso-cospito-l-anarchico-al-41-bis/ https://www.lavocedelsud.org/caso-cospito-l-anarchico-al-41-bis/#respond Mon, 06 Feb 2023 15:00:19 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=6086 Da qualche settimana il nome di Alfredo Cospito è saltato agli onori della cronaca a causa dello sciopero della fame, che sta mettendo a rischio la sua salute. Ma chi è? «Sono anarchico autorganizzatore perché contro a ogni forma di autorità e costrizione organizzativa. Sono nichilista perché vivo la mia anarchia oggi e non nell’attesa di una […]

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Da qualche settimana il nome di Alfredo Cospito è saltato agli onori della cronaca a causa dello sciopero della fame, che sta mettendo a rischio la sua salute. Ma chi è?

«Sono anarchico autorganizzatore perché contro a ogni forma di autorità e costrizione organizzativa. Sono nichilista perché vivo la mia anarchia oggi e non nell’attesa di una rivoluzione che, se pure verrà, creerà solo una nuova autorità. Non aspiro ad alcuna futura “paradisiaca”» così dice di sè il terrorista.

Cospito, classe 1967, è ritenuto uno dei leader anarchici già dal 1996 secondo gli inquirenti.  Fino al 2008 insieme alla compagna Anna Beniamino, detenuta anch’essa, si occupava della redazione di un giornale anarchico, clandestino e rivoluzionario (KN03, la sigla che indica la formula chimica del nitrato di potassio, utilizzato per creare fumogeni) per cui è stato accusato di istigazione a delinquere.

Inoltre, è ritenuto responsabile per l’attentato alla Scuola Allievi Carabinieri di Fossano (CN), nel 2006, dove solo per una fortunata coincidenza non ci furono vittime. Per questo episodio fu condannato a 20 anni di reclusione con l’accusa di strage.

Nel 2012 insieme a un suo complice, Nicola Gai, gambizzò Roberto Adinolfi, dirigente dell’azienda energetica italiana Ansaldo Nucleare e rivendicò poi l’azione con una lettera inviata al Corriere della Sera. I due furono arrestati subito.

La Cassazione successivamente ha stabilito in merito ai fatti avvenuti nel 2006 che si trattasse nello specifico di strage contro la sicurezza dello Stato e per questo fu condannato all’ergastolo ostativo, cioè senza la possibilità di avere alcun beneficio durante la detenzione. Dunque nel maggio dello scorso anno Cospito viene trasferito al 41bis di Sassari.

Detenzione al 41bis

Si tratta del primo anarchico a essere posto al sopraccitato regime.

Secondo i magistrati tale misura si è resa necessaria per impedire a Cospito di comunicare con l’esterno, poiché nonostante la detenzione riusciva a inviare messaggi ai suoi compagni anarchici, invitandoli esplicitamente a continuare la propria battaglia anche con mezzi “più efficaci”.

Cospito inizia lo sciopero della fame

Lo scorso ottobre Cospito dà inizio alla sua protesta contro il regime a cui è sottoposto con il suddetto sciopero della fame. Secondo i medici le condizioni fisiche del detenuto sono, a mano a mano, diventate sempre più critiche tanto da attirare l’attenzione dei media e a chiedere per lui assistenza.

Per questo è stato prima trasferito nel carcere milanese di Opera per le sue oramai gravi condizioni di salute. Addirittura, i medici del carcere fanno sapere che nel caso in cui la sua salute peggiorasse ulteriormente il detenuto andrebbe ricoverato d’urgenza nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo (MI).

Ma a cosa mira davvero?

Come riportato anche da Il Fatto Quotidiano, lo sciopero della fame nasce per un piano ben specifico, ovvero – così come affermato dallo stesso Cospito in infermeria – l’intenzione sarebbe non solo quella di uscire dal carcere duro, bensì che il 41bis sia definitivamente abolito. Questo varrebbe anche per tutti gli altri detenuti, compresi i mafiosi, i principali destinatari di tale misura sin dall’inizio della sua creazione.

Ai medici, inoltre, ha dichiarato di essersi preparato allo sciopero ingrassando prima e utilizzando integratori affinché possa resistere il più a lungo possibile.

La risposta della politica

La politica si divide. La premier Meloni e il Ministro della Giustizia Nordio hanno più volte ribadito che lo Stato non tratta con i mafiosi e i terroristi, vedendo nella protesta di Cospito un attacco non solo al 41bis ma alle Istituzioni. Secondo quanto riferito dal deputato Fdi Giovanni Donzelli, invece, le opposizioni sarebbero schierate dalla parte del detenuto. Infatti, Donzelli riferisce che quattro deputati della sinistra abbiano incontrato Cospito, il quale avrebbe avuto colloqui con Boss della Mafia provate da intercettazioni.

A tal proposito secondo il magistrato Sebastiano Ardita il caso Cospito rischia infatti di fare da ” cavallo di troia per far passare l’abbattimento del 41bis”, quindi un azione a favore anche dei mafiosi.

Gli italiani sul caso Cospito

Manifestazione di solidarietà degli anarchici per il processo ad Alfredo Cospito.
Fonte ANSA.

Il caso ha attirato l’attenzione però non solo della politica, ma anche di tutti gli italiani. Secondo un sondaggio svolto da Marco Travaglio, infatti, solo il 16,1% degli italiani sarebbe concorde nel togliere il 41bis a Cospito, mentre appena il 3,7% vorrebbe abolirlo del tutto.
Eppure negli ultimi giorni si sono registrate manifestazioni nelle principali città italiane a sostengo dell’anarchico, dove si sono registrati atti vandalici e scontri con la polizia come a Roma.

Inoltre, è notizia della scorsa settimana la telefonata anonima arrivata alla redazione del Resto del Carlino, dove una “voce” annunciava un attentato a Bologna.

La situazione risulta dunque molto complessa e preoccupante. Dopo un analisi sommaria del personaggio e di ciò che le sue azioni comportano o comunque potrebbero comportare ci sorge però un dubbio: ma se l’altra “profezia” di Baiardo si stesse avverando?

Carmela Fusco

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Le carceri della disperazione https://www.lavocedelsud.org/le-carceri-della-disperazione-74-suicidi-in-10-mesi/ https://www.lavocedelsud.org/le-carceri-della-disperazione-74-suicidi-in-10-mesi/#respond Thu, 24 Nov 2022 11:02:10 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=5120 Il 2022 è stato l’anno con il più alto tasso di suicidi in cella. Nei primi dieci mesi ci sono stati ben 74 suicidi di detenuti, 35 in più rispetto all’anno precedente. L’allarme è stato lanciato dagli attivisti di Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale” (https://www.antigone.it/index.php) che da anni si […]

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Il 2022 è stato l’anno con il più alto tasso di suicidi in cella. Nei primi dieci mesi ci sono stati ben 74 suicidi di detenuti, 35 in più rispetto all’anno precedente.

L’allarme è stato lanciato dagli attivisti di Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale” (https://www.antigone.it/index.php) che da anni si occupa delle condizioni all’interno dei carceri, a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale.

In particolare, Antigone promuove elaborazioni e dibattiti sul modello di legalità penale e processuale del nostro Paese, divulgando informazioni sulla realtà carceraria.

“Fuori dal carcere -spiega il referente nazionale Alessio Scandurra- il tasso di suicidio è di 0.67 persone ogni 10mila abitanti. In carcere sale a 10,6 persone ogni 10mila detenuti. Dieci volte tanto”.

Secondo gli ultimi dati del Consiglio d’Europa, l’Italia si colloca al decimo posto tra i Paesi con il più alto tasso di suicidi in carcere.

Sono numeri che dovrebbero far riflettere chi si occupa di giustizia.

Il report dell’associazione

Ogni suicidio cela dietro di sé una storia che meriterebbe di essere analizzata senza trasformarla in un numero. Ma i numeri ci sono e vanno interpretati. Numeri così alti non possono non indurre ad uno sguardo d’insieme come un indicatore di malessere di un sistema che necessita profondi cambiamenti.

Tra i corridoi degli istituti penitenziari italiani si incrociano storie di vite diverse, molte interrotte troppo presto. Secondo un rapporto dell’associazione, infatti, l’età media delle persone che si sono suicidate è di soli 37 anni. La maggior parte dei suicidi si consuma nella fascia d’età tra i 30 e i 39 anni, seguita da quella tra i 20 e i 29 anni.

Quanto alla nazionalità, le persone di origine straniera erano 28 (47,5% dei casi): “Tenendo conto che la percentuale di stranieri in carcere è ad oggi leggermente inferiore a un terzo della popolazione detenuta totale (17.675 su 55.637), ciò implica che il tasso di suicidi è significativamente maggiore nei detenuti di origine straniera rispetto agli italiani: il primo è quasi il doppio del secondo” osserva Antigone nel suo dossier.

“Ci sono stati casi di suicidio pochi mesi prima dell’uscita dal carcere”, rivela Michele Miravalle, componente dell’osservatorio nazionale di Antigone, “mentre molte persone che si sono tolte la vita erano ancora in attesa di giudizio”.

Altri, poi, sono avvenuti dopo brevi permanenze e, nella maggior parte, le persone erano affette da patologie psichiatriche. Quello della salute mentale in carcere può definirsi, infatti, un’emergenza. Il carcere italiano non ha strumenti per affrontare molte di queste situazioni perché all’interno persiste un’emorragia di personale professionale sanitario e di operatori di salute mentale che sistematicamente mancano. Spesso si ricorre all’uso dello psicofarmaco senza poter fare null’altro, di cui il 40% dei detenuti ne fa uso sistematico.

Certo, dei detenuti si parla, ma sempre molto poco e quasi mai si ha una reale contezza di cosa significhi. Spesso la loro condizione psichiatrica non è compatibile con la detenzione, eppure questa è la misura che viene disposta ed eseguita.

Negli istituti penitenziari ci si leva la vita ben 16 volte in più rispetto alla società esterna

Seppur bisogna attendere la fine dell’anno per scoprire il tasso del 2022, considerato il numero di decessi già avvenuti, il valore sembra destinato a crescere rispetto al biennio precedente.

Ma perché questo rischia di passare alla storia come l’anno con il numero di suicidi più alti dell’ultimo ventennio?

Non è affatto banale sottolineare come questo sia stato il primo anno post pandemico. Il carcere si sta riprendendo dalla pandemia molto più lentamente della società: molti progetti, anche nel mondo del volontariato, sono andati avanti a singhiozzo e alcuni si sono fermati e non hanno più ripreso. È chiaro come esso si trovi in una situazione di abbandono, di solitudine.

Venendo alle possibilità che si aprono all’interno, invece, bisogna tenere conto del fatto che lavori poco più di un terzo della popolazione detenuta e che nel 2021 si siano laureati solo 19 detenuti: ciò, nonostante il lavoro e l’istruzione costituiscano un’attività trattamentale fondamentale per le persone detenute perché possono rappresentare una via d’uscita dai percorsi di criminalità.

Mancano ad oggi molti educatori e in alcune regioni un solo direttore gestisce due o più carceri.

Sovraffollamento

Ad oggi, l’istituto dove sono avvenuti più casi di suicidio dall’inizio dell’anno è la casa circondariale di Foggia con quattro decessi. Seguono, con tre suicidi ognuno, le case circondariali di Milano San Vittore, Monza e Roma Regina Coeli.

“Possiamo notare come si tratta nella maggior parte dei casi di istituti di grandi dimensioni e, ad esclusione di Palermo, di case circondariali. Quasi tutti soffrono da anni di una situazione cronica di sovraffollamento, che nel caso di Foggia, Regina Coeli e Monza si aggira addirittura intorno al 150% della loro capienza”: si legge nel dossier.

Infatti, torna a crescere il numero dei detenuti dopo essere drasticamente sceso durante il primo anno della pandemia. In alcune regioni, soprattutto, il tasso di affollamento è decisamente più alto della media nazionale: in Puglia, ad esempio, è pari al 134,5%, in Lombardia al 129,9%.

L’Italia si conferma, ancora una volta, tra i Paesi con le carceri più affollate dell’Unione Europea.

Verso il cambiamento

Da qui la necessità di dedicare maggiore attenzione ad alcuni aspetti della vita penitenziaria, affinché il rischio suicidario possa essere controllato e ridimensionato, per ridurre il più possibile il senso di isolamento, di marginalizzazione e l’assenza di speranza per il futuro.

Vanno favoriti interventi che abbiano un impatto positivo su tutta la popolazione detenuta e che possano avere un effetto ancora più forte su persone con profonde sofferenze. 

Il sistema penitenziario italiano è in forte crisi. Urge, pertanto, di un processo di modernizzazione nel segno di una maggiore attenzione ai diritti e alla dignità delle persone. Inoltre, è necessario che la tecnologia sia messa al servizio di una pena che garantisca relazioni sociali, educative e affettive con l’esterno.

Come ricorda Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone: “ci vuole più scuola e ci vuole più lavoro qualificato”.

Chiara Vitone

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