Con il termine “pet therapy” si intende l’impiego di animali, come cani, gatti, cavalli e conigli, a scopo terapeutico o educativo, affiancando le cure tradizionali per favorire il benessere psicofisico di pazienti di ogni età.
In Italia, questa pratica sta trovando sempre maggiore spazio, con un’attenzione particolare anche nelle regioni del Sud, dove si registrano numerosi progetti e iniziative che coinvolgono scuole, ospedali e strutture per anziani.
Ad esempio, in alcune strutture ospedaliere della Campania sono stati avviati percorsi di pet therapy per i bambini ricoverati nei reparti pediatrici, con l’obiettivo di alleviare lo stress del ricovero e migliorare l’approccio alle cure. In Puglia, l’ippoterapia è stata inserita in diversi programmi di riabilitazione per persone con disabilità motorie e cognitive, ottenendo risultati molto positivi.
Ci sono vari tipi pet therapy: la terapia assistita (TAA) che è utilizzata come supporto a cure mediche e psicologiche; l’educazione assistita (EAA) rivolta alle scuole per favorire l’apprendimento ed il rispetto verso gli animali; l’attività assistita (AAA) ovvero interventi meno mirati come visite di cani nelle case di riposo.
Benefici e limiti
L’interazione con l’animale stimola la produzione di neurotrasmettitori e ormoni che influenzano positivamente la salute mentale e fisica del soggetto: rilascio di ossitona riduce lo stress e l’aumento di serotonina e dopamina porta ad un miglioramento dell’umore.
Inoltre, la presenza dell’animale porta ad abbassare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, attivando il parasimpatico e inducendo il rilassamento.
La capacità di stimolare la funzione cognitiva ha anche suggerito l’impiego della pet therapy nei pazienti di Alzhaimer e autismo, così come la compagnia dell’animale favorisce la socializzazione e la motivazione nelle terapie.
Nonostante ciò occorre avere delle accortezze.
Infatti, una scorretta igiene dell’animale favorirebbe la possibile trasmissione di malattie zootiche, per cui è obbligatorio assicurarsi che l’animale sia controllato e vaccinato, oltre che accertarsi di non essere soggetti allergici.
Purtroppo è stato stimato che l’impiego della pet therapy implica anche costi molto elevati, in quanto la formazione degli animali e degli operatori richiede tempo e risorse economiche.
Inoltre, emerge la necessità di avere spazi adeguati che non tutte le strutture hanno.
Altro punto è che i benefici sono visibili ma temporanei, per cui occorre che vi sia un’applicazione costante nel tempo.
La pet therapy rappresenta una bellissima opportunità per migliorare lo stato di salute della persona, sia a scopo preventivo che curativo. Il suo sviluppo nel Meridione testimonia l’importanza di questa pratica, ma sarebbe necessario un maggior impegno per renderla accessibile. Con una maggiore sensibilizzazione potrebbe diventare una realtà vera e propria.
Claudia Coccia
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