Musica Archivi - La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/category/musica/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Fri, 13 Dec 2024 10:59:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 199277288 Francamente, per noi è sì https://www.lavocedelsud.org/francamente-per-noi-e-si/ https://www.lavocedelsud.org/francamente-per-noi-e-si/#respond Thu, 12 Dec 2024 19:58:52 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9152 Timbro riconoscibile, originalità, decisione. Francesca Siano, in arte Francamente, non vince ma conquista un posto importante nei cuori degli appassionati di X Factor. Ammetto di non essere un grande fruitore degli show televisivi e in particolare dei talent show, tuttavia l’algoritmo dei miei social network ha deciso di sottopormi un video delle audizioni di X […]

L'articolo Francamente, per noi è sì proviene da La Voce del Sud.

]]>
Timbro riconoscibile, originalità, decisione.
Francesca Siano, in arte Francamente, non vince ma conquista un posto importante nei cuori degli appassionati di X Factor.

Ammetto di non essere un grande fruitore degli show televisivi e in particolare dei talent show, tuttavia l’algoritmo dei miei social network ha deciso di sottopormi un video delle audizioni di X Factor di Francesca Siano, in arte Francamente.
Il nome d’arte mette a dura prova il mio giudizio, ma sono affascinato dalla sua intensa interpretazione di Wicked Game nonostante qualche piccolo problema causato da una tecnica vocale non così sviluppata e sicuramente dall’emozione di un palco importante e delle telecamere.

Passa qualche giorno e il mio amico algoritmo mi propone un nuovo video di Francamente, il suo inedito, e probabilmente è questo il momento che mi conquista davvero.
Paracadute è un brano leggero e sognante, un base elettronica essenziale e il timbro particolare di Francamente, forse una leggera influenza di Battiato, ma indubbiamente una ventata di freschezza.
Sbirciando su Spotify è possibile trovare altri singoli pubblicati in passato e che definiscono uno stile compositivo abbastanza chiaro e originale.

Decido di recuperare altri spezzoni di programma qua e là, ma andando avanti con le settimane hanno inizio le ovvie dinamiche del gioco e dello spettacolo con i giovani artisti costretti a interpretare l’ennesima cover riarrangiata e tagliata, il televoto e le eliminazioni, le parti che detesto, ma che allo stesso tempo rendono un qualsiasi show televisivo appetibile alle grandi masse.

In una scena musicale così satura è difficile emergere e soprattutto restare, tuttavia speriamo che X Factor sia stata un vetrina importante per Francamente e che ci sia qualche etichetta discografica disponibile a curarne l’arte, preservarla e migliorarla.

Antonio Montecalvo

L'articolo Francamente, per noi è sì proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/francamente-per-noi-e-si/feed/ 0 9152
ABBEY ROAD: L’ALBUM PIU’ DISCUSSO DEL SECOLO SCORSO https://www.lavocedelsud.org/abbey-road-lalbum-piu-discusso-del-secolo-scorso/ https://www.lavocedelsud.org/abbey-road-lalbum-piu-discusso-del-secolo-scorso/#respond Thu, 26 Sep 2024 09:17:43 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9048 26 settembre 1969. È la data d'uscita di un album iconico, tra i più discussi di sempre: Abbey Road dei Beatles.

L'articolo ABBEY ROAD: L’ALBUM PIU’ DISCUSSO DEL SECOLO SCORSO proviene da La Voce del Sud.

]]>
“In the end the love you take is equal to the love you make”

26 settembre 1969. Esce un album iconico, uno dei più discussi e chiacchierati di sempre: Abbey Road dei Beatles.
Ancora più celebre ne è la copertina, che ritrae il quartetto di Liverpool mentre attraversa le strisce pedonali dell’omonima strada.
Inutile chiedere chi siano i Beatles, parafrasando gli Stadio, del resto parliamo di una pietra miliare della musica contemporanea, ci limitiamo solo a dire chi ne fossero i componenti: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.
Qui non parleremo di loro bensì di come questi quattro individui siano riusciti a creare un capolavoro.

Abbey Road: gli antefatti

Febbraio 1969. Sono da poco terminate le registrazioni del docufilm Get Back con la ripresa di The Long And Winding Road, Let It Be e Two Of Us, tre brani di McCartney, scelta forse apposita considerando che nessuno di questi sopra citati sia di matrice lennoniana, del resto l’idea della frattura tra i Beatles era già in essere.
Continuando le registrazioni nello stesso periodo, la band abbozza i primi stralci di  I Want You ed Old Brown Shoe, settimane di evoluzione insomma. Si prendono una piccola pausa: Ringo partecipa alle riprese del film Magic Christian, George si ritira nel suo cottage mentre Paul e John passano sempre piu’ tempo con le rispettive compagne, Linda e Yoko.
Al rientro dalla pausa viene presa la decisione di trasferirsi nuovamente negli studi di Abbey Road (da specificare che il docufilm e i brani di Get Back sono stati registrati negli studi Twickenham e a Savile Row, sede della Apple Corps) dietro consiglio di George Martin, poiché, era opinione comune che lì “suonasse tutto meglio”.

Aprile 1969. John torna dalla pausa con un’idea di un rythm and blues , genere da lui adorato, forse scritto per la Plastic Ono Band, futura band a metà tra il reale e l’immaginario da lui ideata.
Il brano è The Ballad Of John and Yoko: arrivando in studio trova Paul il quale, ascoltando il brano, seppur non molto entusiasta dell’idea, alla fine acconsente a lavorarci su, anche per mettere a tacere le voci sempre piu’ insistenti dei tabloid inglesi sulla relazione della coppia Lennon/Ono, che di lì a poco metteran su i bed-in.
Qualche settimana più tardi tornano anche George e Ringo (da specificare, prendevano appuntamento), e registrano Old Brown Shoe, la curiosità è che non si sa se Lennon prese effettivamente parte alle registrazioni, dato al momento irrilevante e tuttavia fattore fondamentale per capire il disco che verrà. Esce così il 45 giri Ballad Of John And Yoko/Old Brown Shoe. Il lato A, come al solito, riservato alla coppia Lennon/McCartney e il lato B riservato ad Harrison.

Registrazione del disco

Ad aprile cominciano le registrazioni del disco. Sulla genesi ci sono opinioni discordanti, in quanto i pareri su chi ebbe l’idea di fare ancora qualcosa insieme non sono molto chiare. E’ sempre da ricordare che, in questo momento della carriera, tutti e quattro i musicisti, chi più e chi meno, stavano già intraprendendo percorsi artistici differenti.
Iniziano le session che vedono la presenza di tutti e quattro: si crea qui, secondo la critica, un particolare filone narrativo che vede Abbey Road come il disco maccartiano per eccellenza, in quanto molti brani sono scritti principalmente da Paul. John, secondo alcuni critici, partecipa, a livello compositivo, in maniera piuttosto marginale, un po’ come George.

Tra fine maggio ed inizio giugno del ‘69 cominciano le registrazioni dell’album.
Nello stesso momento a John Lennon viene commissionato un inno per la campagna elettorale dell’allora candidato governatore della California Timothy Leary, che si tradurrà poi in Come Together (immagine I Want You); il fatto strano è che, pur non essendo uno dei brani preferiti da Lennon, sarà considerato uno dei capisaldi della discografia beatlesiana e che vede, in fase di registrazione, il contributo di tutti e quattro.
In una fase iniziale, dunque, Lennon non risulta presente in studio. I primi brani registrati saranno, quindi She Came In Through The Bathroom Window (ispirato ad un’intrusione subita nel bagno di casa dallo stesso McCartney da parte di una fan), Maxwell’s Silver Hammer, You Never Give Me Your Money e, più in generale, tutto il lato B del 33 giri.

Luglio 1969. Con il rientro di Lennon in studio, proseguiranno con la registrazione di Come Together, la parte finale di I Want You (She’s So Heavy), la ballad Oh Darling!, la sinfonia, poi elaborata strumentalmente in un secondo momento Because e The End (non pensato per chiudere il disco ma semplicemente come rock session).
Ad agosto si vedrà la session finale vera e propria, con la presenza di tutti e quattro i componenti in studio, nonostante i numerosi impegni di Lennon per le marce della pace. Sarà in questa fase che vedranno la luce Sun King ed Here Comes The Sun.
Agosto è il mese delle sovraincisioni, nonché dello scatto della copertina.
A settembre, infine, la pubblicazione.

Abbey Road: la copertina e il post-album

L’idea per la copertina era quella di fare qualcosa di molto semplice, da notare che in precedenza le copertine del gruppo erano state molto “fantasiose” (vedi Sgt.Pepper’s); un fondo comune era far intendere all’osservatore come gli studios fossero quasi una “seconda casa” per i quattro che, dal 1961, registrarono praticamente tutto il proprio materiale in quel luogo.
Come sempre, fu Paul a proporre l’idea vincente per la copertina e per il titolo dell’album: ci sono diversi scatti che testimoniano questo processo, la foto che più gli andò a genio, tuttavia, fu quella di ritrarre il movimento della band verso gli studios.
Gli scatti sono del fotografo Ian Macmillan con la sua Hasselbad. Eppure, piccola curiosità, lo scatto è il quinto dei sei che scattò il fotografo. Ed è sempre da questa copertina che alcune teorie sulla leggenda della morte di PaulMcCartney presero velocemente piede.
Da lì in poi Lennon lascerà effettivamente la band, ormai sempre più concentrato sulle proprie manifestazioni pacifiste e sulla relazione con Yoko Ono.
Con la pubblicazione dell’album i Beatles prendono direzioni diverse; forse l’unico ancora in grado di tenere coesa la band era Ringo, ma anche lui stava viaggiando su altri fronti.
Ci saranno, di lì in poi, altri incontri per sovrintendere le aggiunte strumentali ad alcuni brani delle precedenti session di Get Back, il quale uscirà nel maggio del 1970 con il nome di Let It Be.
Ma questa è un’altra storia…

Dario Del Viscio

Teodosio Gentile


L'articolo ABBEY ROAD: L’ALBUM PIU’ DISCUSSO DEL SECOLO SCORSO proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/abbey-road-lalbum-piu-discusso-del-secolo-scorso/feed/ 0 9048
Le uscite più interessanti di Gennaio 2024 https://www.lavocedelsud.org/le-uscite-piu-interessanti-di-gennaio-2024/ https://www.lavocedelsud.org/le-uscite-piu-interessanti-di-gennaio-2024/#respond Fri, 26 Jan 2024 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=8643 In un Gennaio perlopiù sotto tono rispetto alla uscite musicali italiane, complice anche l’imminente inizio del Festival di Sanremo e le conseguenti uscite e promozioni post-festival, mi sembra giusto segnalare dei singoli e degli album che indubbiamente faranno piacere ai lettori de “La Voce del Sud”. Dopo anni di silenzio tornano gli Officina della Camomilla […]

L'articolo Le uscite più interessanti di Gennaio 2024 proviene da La Voce del Sud.

]]>
In un Gennaio perlopiù sotto tono rispetto alla uscite musicali italiane, complice anche l’imminente inizio del Festival di Sanremo e le conseguenti uscite e promozioni post-festival, mi sembra giusto segnalare dei singoli e degli album che indubbiamente faranno piacere ai lettori de “La Voce del Sud”.

Dopo anni di silenzio tornano gli Officina della Camomilla con Dreamcore, primo album di inediti di quello che dovrebbe essere una sorta di nuovo inizio della band, famosa anche per la quantità di membri che sono passati nel tempo. La costante è Francesco De Leo, voce e mente del gruppo, nonché proprietario dell’etichetta Hachiko Dischi che ha prodotto il lavoro.
Psichedelia, elettronica a fiumi, cenni dei Baustelle di Sussidiario illustrato della giovinezza e La moda del lento.

A proposito di Baustelle, Francesco Bianconi continua a comparire come solista in alcuni lavori di artisti emergenti e indubbiamente impreziosisce il nuovo singolo intitolato Fosforo dell’eclettico Amalfitano. Vocalità travolgente, testo tagliente, influenze anni 70’ che continuano a riproporsi in molta musica degli ultimi anni.

I La Crus hanno fatto del fascino retrò un marchio di fabbrica e dopo aver duettato con Carmen Consoli nel loro più grande successo Io Confesso, il 12 Gennaio è uscita Come ogni volta, altra incisione da riscoprire e che la nuova versione con ColapesceDimartino rende ancora più struggente.

Nonostante E’ inutile parlare d’amore a mio avviso manchi di grandi spunti, soprattutto a livello musicale, Paolo Benvegnù esce con un singolo che accompagna l’album e si avvale della collaborazione di un “Re Mida” come Brunori Sas, il risultato si intitola L’Oceano.

Dopo 27 anni di carriera, i Subsonica continuano ad essere una costante nel panorama musicale italiano, mai abbastanza presi in considerazione come uno dei gruppi più innovativi e dal taglio più internazionale che il mercato italiano offre.
Realtà aumentata è un disco completo: tradizione e innovazione, impegno politico e sociale dei testi, senza rinunciare alla propria identità costruita nel tempo.

<Bombardano e tutti guardano,
non arrivano le provviste,
non arrivano le voci e le promesse
>

Anche Vasco Brondi si unisce a molti suoi colleghi e lancia un messaggio diretto di speranza nella fine delle guerre che stanno attanagliando il mondo negli ultimi anni.
Un segno di vita rappresenta l’individuo perso in questa fase del mondo, con le guerre, il cambiamento climatico sempre più presente, ma la fede in un futuro e una società migliori.

C’è molto fermento anche per un’uscita di oggi 26 Gennaio, Per gli amici, 8 inediti di Ivan Graziani recuperati, restaurati e completati dai figli Filippo e Tommaso Graziani.
I più appassionati avranno sicuramente avuto un piccolo assaggio del lavoro fatto nella traccia I Marinai contenuta nell’album Lux Aeterna Beach di Colapesce e Dimartino.

Antonio Montecalvo

L'articolo Le uscite più interessanti di Gennaio 2024 proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/le-uscite-piu-interessanti-di-gennaio-2024/feed/ 0 8643
Perché ascoltare gli Eugenio in Via Di Gioia? https://www.lavocedelsud.org/perche-ascoltare-eugenio-in-via-di-gioia/ https://www.lavocedelsud.org/perche-ascoltare-eugenio-in-via-di-gioia/#respond Wed, 18 Oct 2023 10:00:02 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=8228 Il nome deriva dall’unione di tre membri Eugenio Cesaro, Emanuele Via e Paolo Di Gioia, poco dopo si aggiunse un quarto elemento, Lorenzo Federici, che ha dato il nome al primo album. Nascono come artisti di strada suonando in giro per Torino ma l’episodio che li rese famosi fu un live on the road su un treno Italo in ritardo di 6 ore sulla tratta Torino-Roma. Da quel momento la loro notorietà è cresciuta sempre più, e nel 2023 hanno festeggiato dieci anni di carriera.

L'articolo Perché ascoltare gli Eugenio in Via Di Gioia? proviene da La Voce del Sud.

]]>
Se ancora non avete sentito nessuna canzone di questa band dal nome curioso dovreste rimediare subito. Il nome deriva dall’unione di tre membri Eugenio Cesaro, Emanuele Via e Paolo Di Gioia, poco dopo si aggiunse un quarto elemento, Lorenzo Federici, che ha dato il nome al primo album.

Nascono come artisti di strada suonando in giro per Torino ma l’episodio che li rese famosi fu un live on the road su un treno Italo in ritardo di 6 ore sulla tratta Torino-Roma. Da quel momento la loro notorietà è cresciuta sempre più, e nel 2023 hanno festeggiato dieci anni di carriera.

L’impegno per l’ambiente degli Eugenio in Via Di Gioia

Uno dei temi ricorrenti delle loro canzoni è proprio la natura, la terra, insomma l’ambiente perché, come recita la canzone Terra, “stiamo bruciando e non è gelosia” e il clima di questo ottobre è un valido esempio di quello che sta succedendo al nostro pianeta.

Proprio il video della canzone appena citata racconta il gesto più plateale che questa band abbia mai fatto: hanno scritto a caratteri cubitali in Piazza San Carlo a Torino “Ti amo ancora”, dedica riferita appunto alla terra. Sono riusciti a mobilitare ragazzi e ragazze che hanno impiegato una notte intera, tra il 28 e il 29 marzo 2022, e più di 4.000 gessetti per realizzare l’opera. Questa dichiarazione rappresenta insieme un’ammissione di colpevolezza e la volontà di rimediare agli sbagli commessi cercando un futuro migliore.

La band non si limita a descrivere il fenomeno nelle canzoni ma portano avanti azioni concrete a favore dell’ambiente. Hanno trasformato la canzone Lettera al prossimo in una piattaforma digitale per una campagna di crowdfunding per la rigenerazione dell’area di Pavoneggio in Trentino, distrutta da una tempesta nel 2018. La campagna è stata lanciata nel 2019 e in soli dieci giorni hanno raggiunto l’obiettivo di 12mila euro. Nel 2020 hanno annunciato la piantagione di abeti rossi, con cui vengono costruiti i violini Stradivari per la risonanza del loro legno.

Canzoni riflessive ma con un tono leggero

Le loro canzoni hanno l’abilità di raccontare scenari catastrofici con leggerezza come nella canzone La punta dell’iceberg in cui dicono “Nel 2050 non esisteranno più le Maldive. Poco importa, andremo in Sardegna a festeggiare le vacanze estive. Sommersa l’Olanda, scomparsa Venezia, poco male questo mare così dolce senza sale che lo possiamo imbottigliare…” L’autoironia è il loro tratto distintivo, la musica così allegra stona con le parole che pronunciano ma forse è proprio questa la loro forza. I live sono una vera e propria esplosione di energia. Assistere all’esecuzione di Sette camicie rientra probabilmente nelle cose da fare almeno una volta nella vita, in cui Eugenio balla, canta e suona come farebbe il pazzo di cui parla la canzone.

Curiosità sugli Eugenio in Via Di Gioia

Gli Eugenio in Via Di Gioia sono stati inoltre gli autori della sigla dell’Eurovision che si è tenuto a Torino nel 2022. Tra ironia e cliché è diventata un vero e proprio tormentone ed è stata suonata perfino ai loro concerti. Tramite questa stessa canzone sono riusciti ad influenzare la più grande influencer d’Italia Chiara Ferragni invitandola a visitare i Musei Egizi di Torino con la frase “please Ferragni come to visit Musei Egizi because we want be famous like Uffizi”. Detengono inoltre il record per la minor permanenza al Festival di Sanremo, meno di 10 minuti, a cui parteciparono nel 2020 col brano Tsunami, vennero eliminati subito dopo la loro esibizione. Per la scritta “Ti amo ancora” in Piazza San Carlo hanno detto di aver vinto il Guinness World Record ma ad oggi non si sa se sia un riconoscimento vero o qualcosa di costruito dalla stessa band.

La Voce del Sud

Alessandra Cau

L'articolo Perché ascoltare gli Eugenio in Via Di Gioia? proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/perche-ascoltare-eugenio-in-via-di-gioia/feed/ 0 8228
Vinicio Capossela e il suo nuovo album https://www.lavocedelsud.org/13-canzoni-urgenti-e-necessarie/ https://www.lavocedelsud.org/13-canzoni-urgenti-e-necessarie/#respond Wed, 10 May 2023 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=7714 E’ un Vinicio Capossela nuovo quello di Tredici canzoni urgenti, che riassume e riflette sui problemi che affliggono il pianeta e la società.

L'articolo Vinicio Capossela e il suo nuovo album proviene da La Voce del Sud.

]]>
E’ un Vinicio Capossela quanto mai diretto quello di Tredici canzoni urgenti, album in distribuzione dal 21 Aprile 2023, che riassume e riflette senza troppi giri di parole sui problemi che affliggono il pianeta e la società.


Ci sono periodi nei quali il cantautore saggio, e in generale l’artista, decide di prendersi del tempo per riflettere, riorganizzare le idee, ritrovare nuovi stimoli e convertire l’insieme di queste esperienze e dell’attualità, in nuove canzoni.
Il titolo e il contenuto del nuovo album di Vinicio Capossela ci accompagnano invece in un processo più istintivo, naturale conseguenza delle crisi che attanagliano il nostro mondo ora più che mai nella storia; problemi spesso sotto gli occhi di tutti, ma non ancora affrontati con, appunto, urgenza.

La parte musicale è sicuramente meno ricercata rispetto a ciò al quale ci ha abituato in passato, ma delle melodie molto semplici e dei suoni “familiari” aiutano l’ascolto di testi densi di parole, con strutture e metriche di certo non convenzionali che suonano talvolta dolci, tante volte aspre e lo stile inconfondibile di Capossela, a metà tra il cantato, il recitato e il raccontato. Un insieme di filastrocche arricchite da un tappeto di matrice perlopiù pop-folk, jazz e addirittura chachacha (molto originale l’accostamento del ritmo sudamericano con l’onomatopea di cha cha chaf della pozzanghera).

Capossela e le sue Tredici canzoni urgenti (e necessarie)


Il bene rifugio apre il disco con una frase semplice e abusata, ma strettamente attuale “Il mondo cade a pezzi”, riferendosi soprattutto alla crisi energetica dovuta non solo alla guerra in Ucraina, ma anche ad una gestione sbagliata delle fonti di energia, oltre a tutti quei beni che ritenevamo intoccabili e irrinunciabili.
L’invito del brano e in generale di tutto l’album è ripulire la nostra vita dal superfluo e ripartire da qualcosa di semplice e rivoluzionario come l’amore e, come vedremo, dalla fantasia.
All you can eat sottolinea un trend da molti sottovalutato, quello appunto del format all you can eat presente ormai in molte pizzerie e soprattutto ristoranti orientali che favorisce l’industrializzazione del cibo con conseguente perdita di qualità, oltre al grave problema dello spreco alimentare.

In un lavoro così intenso è difficile scegliere veri e propri gioielli, perché a modo suo ogni canzone dona qualcosa al lavoro generale, ma la crudezza de La crociata dei bambini ha il potere di raccontare una storia straziante di origine medievale che già Bertold Brecht aveva adattato nella Polonia della Seconda Guerra Mondiale e che raccoglie tutto l’antimilitarismo nonché critica alla società capitalista del drammaturgo tedesco.
Appare abbastanza chiaro il riferimento ai tragici eventi (ancora in corso) in Ucraina.

Non manca anche una bellissima collaborazione con la penna e la voce di Margherita Vicario, La cattiva educazione, un brano che condanna il patriarcato radicato da anni all’interno della nostra società e la sua estrema conseguenza, il femminicidio, passando poi a Minorità, canzone di denuncia contro la situazione delle carceri italiane e di una visione della pena solo punitiva e non riabilitativa.
L’ultima traccia racchiude nuovamente l’idea generale dell’album, ma ci fornisce finalmente quella che per Vinicio Capossela è la possibile soluzione: Con i tasti che ci abbiamo ci invita a riscoprire l’essenziale e, con esso, l’amore per le persone.

“Con i tasti che ci abbiamo
Con quelli comporremo
Con i sogni che sogniamo
Con quelli sogneremo
Con il fiato che ci abbiamo
Con quello correremo
Con il cuore che ho
Con quello ti amerò”

Antonio Montecalvo

L'articolo Vinicio Capossela e il suo nuovo album proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/13-canzoni-urgenti-e-necessarie/feed/ 0 7714
Elvis: l’ennesima veste dei Baustelle https://www.lavocedelsud.org/elvis-lennesima-veste-dei-baustelle/ https://www.lavocedelsud.org/elvis-lennesima-veste-dei-baustelle/#respond Fri, 21 Apr 2023 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=7517 “Elvis” segna il ritorno sulle scene dei Baustelle a quattro anni di distanza da “L’amore e la violenza vol.2”.

L'articolo Elvis: l’ennesima veste dei Baustelle proviene da La Voce del Sud.

]]>
Pubblicato il 14 Aprile 2023, “Elvis” segna il ritorno sulle scene dei Baustelle a quattro anni di distanza da “L’amore e la violenza vol.2”.

Dopo aver scavato a fondo nell’animo umano con i testi del capolavoro “Fantasma”, in dialogo con un’intera orchestra sinfonica e dopo averci regalato ben due dischi in due anni, caratterizzati dal raffinato gusto definito dal frontman Francesco Bianconi “oscenamente pop” con L’amore e la violenza, i Baustelle cambiano nuovamente abito e omaggiano, senza rinunciare alle armonie e ai testi che li hanno resi una pagina importante del panorama pop/rock italiano, non solo il mito Elvis Presley (nella parte più finale della sua carriera prima della morte), ma tutto il filone musicale rock ‘n roll anni ‘60 e ‘70.
Una scelta artistica che aggiunge un nuovo tassello alla carriera della band toscana e che ultimamente riecheggia non solo a livello musicale, ma anche nel mondo della moda e della cinematografia.
Poche settimane fa abbiamo avuto modo di approfondire la figura di Lucio Corsi, cantautore toscano strettamente legato all’immaginario rock sopracitato nonché ai Baustelle e a Bianconi stesso, seppur lontano dal punto di vista della scrittura.


Proprio la scrittura di Bianconi è uno dei capisaldi dello stile Baustelle, da sempre capace di muoversi tra citazioni alte e linguaggio popolare, talvolta volgare all’eccesso, muovendosi come sempre tra storie di vita decadenti, senza rinunciare alla politica, l’attualità, la vita e la morte.
Dopo la classica pausa di tre o quattro anni, ormai certezza del ritmo discografico del trio e in generale di chi decide di prendersi il giusto tempo per organizzare le idee e creare un prodotto di qualità, c’è stata lo spazio anche per l’uscita del secondo album solista di Rachele Bastreghi e del primo di Bianconi con l’album Forever.
Ad un primo ascolto l’ennesimo rinnovamento è palese, tuttavia alcuni tratti dello stile Baustelle sono nascosti e necessitano di più ascolti per essere colti.

Andiamo ai rave, scritta prima del famigerato decreto, funge da introduzione al disco e denuncia il mondo dello sballo e dei rave party prendendo come modello due giovani e il loro bisogno di divertimento estremo “per non vedere il vuoto mai dentro di noi”.
Contro il Mondo è il primo singolo estratto e ci aveva illuso di un ritorno nostalgico al sound familiare di Amen, raccontando una storia d’amore finita male.
La nostra vita è ispirata ad una poesia di Louise Gluck, premio Nobel alla letteratura, e canta in maniera nostalgica l’amore, perfino quello finito, come metodo per rimanere vivi e combattere il dolore.
Purtroppo per un “purista” dei Baustelle come me, Milano è la metafora dell’amore è un esperimento dalle sonorità Beatlesiane che in parte disturba l’andamento della tracklist senza lasciare il segno.
Al contrario Jackie fantastica su una drag-queen incontrata per strada e riflette sul suo dualismo uomo-donna, sull’omofobia che lo circonda e sulla sua vita sessuale che la aiuta a fuggire dalla noia.
Los Angeles e Gran Brianza lapdance asso di cuori stripping club (forse c’era un modo di trovare un titolo più “smart”) sono a mio avviso due degli apici del disco, due tracce che meglio riescono nell’intento di rivitalizzare il sound dei Baustelle senza forzature.
Nella prima la storia è quella di una cameriera che vuole fuggire dal bar dove lavora, alla ricerca della felicità effimera raccontata dalle superstar di Los Angeles, mentre alla televisione scorrono le immagini della guerra in Ucraina.
La seconda è la storia di un uomo che si innamora di una spogliarellista e musicalmente è il manifesto di questo album: i fiati, le chitarre gracchianti, il coro gospel, la musica che negli ultimi anni si era distaccata dall’atto stesso di eseguirla materialmente che finalmente riemerge nel suo lato più autentico e artigianale, rendendo (spero) maggiormente soddisfatti gli interpreti.

I fan più accaniti e soprattutto attenti sapranno che i Baustelle regalano delle perle soprattutto nelle ultime tracce di tutti i dischi e questo fortunatamente non fa eccezione.
Così come nell’amore e la violenza
Il regno dei cieli nasce come flusso di coscienza fatto di immagini d’infanzia e adolescenza di Bianconi, interrotto dal ritornello che lo stesso autore indica come “la mia idea di Dio”:

Il Regno dei Cieli è il montaggio, non l’intero girato
È la nebbia che copre l’entità dell’assente e ci nasconde le prove
Che la vita dell’uomo è poco significante
Ci protegge dal niente

Fare un’analisi sommaria dell’ultima traccia del disco è quasi impossibile.
Già ne L’amore e la violenza vol.1, Bianconi ci aveva aperto una finestra nella sua vita privata dedicando una canzone alla figlia, questa volta invece decide di scavare più affondo e fornirci delle immagini di Francesco bambino.
Rachele Bastreghi fornisce un’interpretazione da manuale, esaltando il testo intimo e struggente, nonchè autobiografico di Bianconi, del quale non voglio in alcun modo rovinarne la fruizione anticipandone il significato.

Cuore dentro un buco, sulla strada, in hotel
Nella casa, sulla croce, ti avevo abbandonato
Ti ho riconosciuto e oggi torni da me
Tutte queste cose finalmente, crescendo, so


Dopo voci infondate di separazione e una totale rivoluzione nei musicisti collaboratori sia in studio che dal vivo, i Baustelle torneranno per un tour estivo dal sapore energico, senza rinunciare agli spunti di riflessione e, per gli amanti del sapore agrodolce, il velo di “dolce amarezza” che ci accompagna fin dagli esordi della band.


Antonio Montecalvo

L'articolo Elvis: l’ennesima veste dei Baustelle proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/elvis-lennesima-veste-dei-baustelle/feed/ 0 7517
La realtà secondo Lucio Corsi https://www.lavocedelsud.org/la-realta-secondo-lucio-corsi/ https://www.lavocedelsud.org/la-realta-secondo-lucio-corsi/#respond Thu, 02 Mar 2023 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=6536 Il mondo raccontato dagli occhi di un sognatore È stato annunciato da pochi giorni il nuovo mini-tour di Lucio Corsi, previsto per maggio, attraverso il quale il giovane cantautore riproporrà dal vivo i brani del suo secondo album “Cosa faremo da grandi?”; e chissà che in questi giorni non venga addirittura annunciato un nuovo lavoro […]

L'articolo La realtà secondo Lucio Corsi proviene da La Voce del Sud.

]]>
Il mondo raccontato dagli occhi di un sognatore

È stato annunciato da pochi giorni il nuovo mini-tour di Lucio Corsi, previsto per maggio, attraverso il quale il giovane cantautore riproporrà dal vivo i brani del suo secondo album “Cosa faremo da grandi?”; e chissà che in questi giorni non venga addirittura annunciato un nuovo lavoro discografico.
Cogliamo l’occasione per approfondire la figura del cantautore toscano che in pochi anni è riuscito meritatamente a ritagliarsi con la sua originalità un posto tra gli astri nascenti del panorama musicale italiano.

Chi è Lucio Corsi


Gennaio 2017, alla radio impazza Rockabye dei Clean Bandit e Shape of you di Ed Sheeran, ma nello stesso periodo, un giovane cantautore toscano di nome Lucio Corsi pubblica il suo primo album intitolato “Bestiario musicale”. Si tratta di una raccolta di canzoni dallo stile fiabesco ispirate agli animali che abitano le campagne maremmane.
Un formazione acustica che riesce comunque a colorare bene questi brevi racconti costruiti a metà tra le normali abitudini di animali come la civetta, l’upupa o l’istrice e la loro visione agli occhi di Corsi, alternativa all’immaginario comune e in generale libera di portare queste semplici azioni o modi di essere a livelli surreali. Tutto senza la necessità di nascondere davvero una morale o un’allegoria, ma semplicemente accompagnandoci all’interno del suo modo eccentrico e colorato, lasciandoci liberi di interpretare queste “visioni”.

“… una luna a due facce, perché la terra ne ha una e a lei ne servono di più,
perché è sia uomo che donna, perché è città e campagna”

Passano tre anni durante i quali Lucio Corsi arriva anche ad aprire concerti importanti come quelli di Brunori Sas, dei Baustelle o de Le Luci della Centrale Elettrica (oggi Vasco Brondi).
Nel Gennaio 2020 esce “Cosa faremo da grandi?”, prodotto da Francesco Bianconi dei Baustelle, nel quale confluiscono tutte le influenze presenti nella musica del cantautore toscano: Ivan Graziani su tutti, ma anche Paolo Conte e Lucio Dalla per quanto riguarda i grandi della musica italiana del passato, ma, non solo per l’abbigliamento, anche David Bowie, Lou Reed e in generale il glam rock degli anni ‘70.
Tuttavia queste citazioni non rendono giustizia alla creatività di Lucio Corsi. Ritengo sia ugualmente difficile descrivere minuziosamente la sua inventiva e raffinatezza, che in questo secondo disco continua a prendere ispirazione dalla sua terra, la Maremma, presente in Freccia Bianca, una traccia dominata dalle chitarre elettriche, nella quale il treno da Grosseto a Milano viene associato allo spirito di un nativo americano che attraversa le montagne e le città.

“Sta risalendo la penisola il vecchio spirito di un pellerossa
Dividendo in due le città che incontra”

Un piccolo richiamo a Castiglione della Pescaia anche in Onde, ispirata in parte alla storia di Ambrogio Fogar, uno dei primi avventurieri a fare il giro del mondo in solitaria negli anni ‘70 partendo proprio dal suddetto borgo marinaro.
Non mancano gli straordinari voli pindarici a cui ci aveva abituato già in passato, come Bigbuca, la storia di un bambino che cerca di scavare una buca per arrivare in Cina sfidando la gravità per scoprire se una volta uscito avrà le gambe all’aria.

“Voglio vedere se quando sarò di là
Avrò imbrogliato tutto anche la gravità
E come avessi fatto un salto
Inizierò a cadere con le gambe in alto”

Anche Trieste e la sua famosa bora che soffia ininterrotta viene rivalutata, semplicemente cambiando direzione e sfruttando il vento come una spinta, accettare un “problema” e sfruttarlo facendolo diventare un vantaggio.
Trova spazio anche l’amore, ma per una ragazza trasparente, che probabilmente non esiste e proprio per questo viene modellata dalla sua fantasia attraverso le forme della natura.

“… dato che è trasparente io la ritrovo nella musica
O nella forma di una nuvola

Il manifesto programmatico di Lucio Corsi è contenuto senza dubbio in Cosa faremo da grandi?, singolo che dà il titolo al disco, coadiuvato (così come Trieste e Freccia Bianca) da un vero e proprio cortometraggio molto singolare a opera del regista e amico Tommaso Ottomano, il quale ha addirittura registrato le chitarre del disco.
Corsi si interroga inizialmente sull’origine delle conchiglie, probabilmente create da un artigiano che ad un certo punto decide di sbarazzarsene, ma con serenità nonostante la dura fatica.
Un inno alla capacità di praticare un’attività, ma essere anche pronti a rinunciare a tutto con tranquillità e ripartire da capo, senza voler avere necessariamente successo, ma semplicemente essere felici del proprio lavoro e avere anche il coraggio di cambiare prospettive.

Proprio lo stesso Corsi ci ha abituato a cambiare pelle pur rimanendo fedele al suo gusto all’interno del panorama musicale. Ma anche a mettersi in gioco in una veste diversa come quella di band per la trasmissione televisiva “L’Assedio” di Daria Bignardi, oppure fare da modello per una campagna di moda di Gucci.
Indubbiamente la pandemia nel 2020 ha in parte bloccato la programmazione del tour e la promozione del disco, soprattutto nel caso di un giovane emergente, ma con questo nuovo tour e un probabile tour estivo sarà possibile scoprire qualcosa in più di questo artista molto interessante. Sperando continui a regalarci perle come questo album.


Antonio Montecalvo

L'articolo La realtà secondo Lucio Corsi proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/la-realta-secondo-lucio-corsi/feed/ 0 6536
Una nuova Napoli nel mondo https://www.lavocedelsud.org/una-nuova-napoli-nel-mondo/ https://www.lavocedelsud.org/una-nuova-napoli-nel-mondo/#respond Mon, 20 Feb 2023 10:57:25 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=6374 L’ascesa dei Nu Genea Napoli come baricentro, sonorità funk, elettronica e strumenti acustici sapientemente miscelati, influenze afro-beat, collaborazioni internazionali che arricchiscono ulteriormente un prodotto che è destinato a fare scuola.Tutto questo e molto altro rappresenta l’ascesa nel panorama internazionale del duo denominato Nu Genea, formato da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena. Estate 2022, ci […]

L'articolo Una nuova Napoli nel mondo proviene da La Voce del Sud.

]]>
L’ascesa dei Nu Genea

Napoli come baricentro, sonorità funk, elettronica e strumenti acustici sapientemente miscelati, influenze afro-beat, collaborazioni internazionali che arricchiscono ulteriormente un prodotto che è destinato a fare scuola.
Tutto questo e molto altro rappresenta l’ascesa nel panorama internazionale del duo denominato Nu Genea, formato da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena.

Estate 2022, ci si perde nelle chiacchiere tra amici in una fresca serata, cercando di districare la voce in mezzo ai vari tormentoni più o meno sopportabili che le casse del bar, sempre troppo alte, si alternano e confondono nell’aria.
Ad un tratto succede qualcosa, un’interferenza nella massa informe di voci, musica e rumori.
Il mio tavolo, fatto anche di non appassionati di musica, si blocca per un istante, perché la nostra confortante monotonia è stata rotta da qualcosa.
Testo che gioca con il napoletano e il francese, il funk, l’elettronica, una raccolta di sonorità già ascoltate separatamente e che qualcuno è stato capace di unire per creare una ricetta che se non possiamo certo denominare come “nuova”, ma sicuramente possiamo definire innovativa.
Vedo un gruppo di ragazzini inconsciamente rapiti da questo ritmo e dei signori più distanti, probabilmente cresciuti negli anni ’70, muovere il capo a ritmo e cercare di ricordare a chi appartenga la canzone.
E’ Marechià, singolo dei Nu Genea in collaborazione con la cantante franco-camerunense Cèlia Kameni e che poi scopriremo essere addirittura la traccia più “commerciale” dell’album ai tempi appena distribuito.

Il bar, luogo di incontro e di scambio, dove si incontra l’amico, il conoscente, ma dove è possibile anche trovare persone provenienti da ogni ambito sociale e territoriale, parlare del più e del meno o discutere di vita e lavoro.
Il mar Mediterraneo, recentemente teatro di orrori e simbolo sempre più di divisione, ma che da sempre è protagonista della storia e della politica, culla dello scambio culturale tra le civiltà che lo abitarono e lo abitano tutt’ora.
I Nu Genea mescolano questi due termini così comuni e ci accolgono nel loro Bar Mediterraneo, titolo del primo album con il nome di Nu Genea (precedentemente Nu Guinea, con il quale il duo ha pubblicato due EP) ed è la sintesi della ricerca musicale dei due ragazzi napoletani, emigrati a Berlino in cerca di un ambiente più aperto alle novità e pieno di possibilità per gli artisti emergenti.
Abbiamo già parlato in passato di world music e in particolare delle influenze mediorientali declinate nel pop (e non solo) con i Radiodervish, da sempre al servizio di cause importanti dal punto vista politico e religioso.
Il discorso Nu Genea è totalmente differente e incentrato essenzialmente sulla musica, che trova spazio sia nella forma di un alternativo DJ set, ma anche nell’esecuzione live a opera di otto strumentisti e che trova le sue radici nel funk e scomoda inevitabilmente, anche solo per ragioni geografiche, figure come Pino Daniele ed Enzo Avitabile, salvo poi muoversi anche in mondi più lontani come nel capolavoro Gelbi, cantata in arabo dal musicista tunisino Marzouk Mejri (in realtà residente da anni a Napoli), oppure in Vesuvio, una sorta di canto tribale africano che incontra un coro di bambini napoletani e omaggia il vulcano campano:

“Si fumm’ o si nun fumm’
Faje rumore
È ‘o fuoco che te puort’
Dint’ o core”

Uscire fuori dal proprio nido per fare esperienza, conoscere altre persone, altre culture e altri modi di pensare è fondamentale oggi più che mai, lo è sempre stato e sempre lo sarà, arricchisce la nostra vita di esperienze positive e negative che ci aiutano a raggiungere una nuova consapevolezza, ma la vicenda biografica dei Nu Genea ci riporta anche ad una triste verità: la mancanza di un ambiente culturale italiano trasversale, che accoglie gli artisti emergenti e le sperimentazioni (geniali o fallimentari che siano) e investe su di esse, oltre alla mancanza di un pubblico che possa essere culturalmente preparato a queste novità. E non parlo di cultura accademica, ma di predisposizione mentale alla novità, alla quale non siamo più abituati.
I Nu Genea saranno in tour europeo per tutto il mese di Marzo, ma toccheranno anche diverse grandi città italiane, consiglio a tutti di non perdersi questa esperienza.

Antonio Montecalvo

L'articolo Una nuova Napoli nel mondo proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/una-nuova-napoli-nel-mondo/feed/ 0 6374
Un finale già scritto https://www.lavocedelsud.org/un-finale-gia-scritto/ https://www.lavocedelsud.org/un-finale-gia-scritto/#respond Sun, 12 Feb 2023 10:54:58 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=6298 Mengoni vince il 73° Festival di Sanremo Al termine dell’ultima serata è Marco Mengoni ad aggiudicarsi la 73° edizione del Festival di Sanremo con una votazione che sa di plebiscito. A dieci anni dalla vittoria con “L’essenziale”, Marco Mengoni torna sul palco della kermesse sanremese e dalla prima serata comprendiamo immediatamente le sue intenzioni: vincere.Mantiene […]

L'articolo Un finale già scritto proviene da La Voce del Sud.

]]>
Mengoni vince il 73° Festival di Sanremo

Al termine dell’ultima serata è Marco Mengoni ad aggiudicarsi la 73° edizione del Festival di Sanremo con una votazione che sa di plebiscito.

A dieci anni dalla vittoria con “L’essenziale”, Marco Mengoni torna sul palco della kermesse sanremese e dalla prima serata comprendiamo immediatamente le sue intenzioni: vincere.
Mantiene la prima posizione sia nella classifica provvisoria della sala stampa, sia il giorno dopo nella demoscopica. Conquista tutti con la magia di Let it be nella serata cover e arriva in fondo alla gara dimostrando superiorità soprattutto nella gestione e nella completezza del suo prodotto.

L’universo, il deserto, il sole spento, le strade che si sollevano e si avvicinano al cielo,
parole semplici, eppure immagini mai banali, che trasportano i protagonisti della canzone in uno spazio indefinito, ma intimo, lontano dalla vita quotidiana eppure condizionato da essa.
Due vite è un invito a vivere ogni momento, anche quelli più monotoni o di sofferenza, come se il mondo dovesse finire da un momento all’altro.

“Se questa è l’ultima canzone e il mondo poi esploderà (…)”

Ma il mondo della musica è fatto anche di connessioni testuali e musicali che spesso sfuggono al controllo dell’artista stesso e le idee ritornano sotto nuove forme.
È interessante notare come, probabilmente in maniera totalmente casuale (o magari no), lo stesso Mengoni, dieci anni fa, in questo stesso periodo cantava qualcosa di analogo, per le immagini disegnate, nella prima frase del ritornello della canzone che gli valse la vittoria del 63° Festival di Sanremo:

“Mentre il mondo cade a pezzi / io compongo nuovi spazi (…)”

Il Mengoni degli ultimi anni ha dato una svolta incredibile alla sua carriera, non solo per i meritati successi discografici, ma in generale per aver creato una figura riconosciuta a livello internazionale grazie alla sua tecnica vocale, palesemente migliorata negli anni, unita a testi che rientrano nei canoni della canzone pop senza cadere nella superficialità o peggio, nell’impersonalità.

La vittoria di Sanremo risulta essere stata raggiunta con una percentuale di televoto da casa del 32,31% e una totale (che comprende demoscopica e stampa per 2/3 dell’incidenza) di 45,53%.
Ciò significa che nella top 5, composta da Lazza, Mr.Rain, Ultimo e Tananai, persino senza uno dei due “gruppi” di votanti, la vittoria sarebbe stata ugualmente del cantante originario di Ronciglione.

Antonio Montecalvo



L'articolo Un finale già scritto proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/un-finale-gia-scritto/feed/ 0 6298
Sanremo 2023: il meglio della quarta serata https://www.lavocedelsud.org/sanremo-2023-il-meglio-della-quarta-serata/ https://www.lavocedelsud.org/sanremo-2023-il-meglio-della-quarta-serata/#respond Sat, 11 Feb 2023 09:24:38 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=6264 Va in archivio anche la quarta serata del Festival di Sanremo 2023. Tutti i 28 artisti in gara si sono esibiti, accompagnati da uno o più ospiti, in una cover scelta dal repertorio italiano ed internazionale. A votare sono state tre giurie secondo questo peso specifico: 34% il televoto, 33% la demoscopica, 33% la sala […]

L'articolo Sanremo 2023: il meglio della quarta serata proviene da La Voce del Sud.

]]>
Va in archivio anche la quarta serata del Festival di Sanremo 2023. Tutti i 28 artisti in gara si sono esibiti, accompagnati da uno o più ospiti, in una cover scelta dal repertorio italiano ed internazionale. A votare sono state tre giurie secondo questo peso specifico: 34% il televoto, 33% la demoscopica, 33% la sala stampa.

La “maratona musicale” si apre con la corsa di Gianni Morandi che vestito da maratoneta, dalla platea raggiunge Amadeus sul palco sulle note di Zitti e buoni dei Maneskin.

Il conduttore è vestito da maratoneta, con la pettorina 73, come l’edizione del Festival.

Peppino di Capri canta sul palco dell’Ariston e riceve il premio della città di Sanremo alla carriera

È da tempo che aspettavo questo momento, finalmente è arrivato. Meglio tardi che mai” afferma il cantante, al secolo Giuseppe Faiella, che ha ricevuto dal sindaco Alberto Biancheri e dal suo vice Giuseppe Faraldi il premio per i settant’anni di attività.

L’artista 83enne interpreta il suo evergreen “Champagne” ed è standing ovation.

Chiara Francini co-conduttrice

È l’attrice Chiara Francini la quarta co-conduttrice del Festival. Si mostra sin dal primo momento spigliata e a suo agio: personalità frizzante e con la battuta pronta.

Essendo la serata dei duetti, coinvolge anche Amadeus in uno di questi, ma non interpretando una cover, bensì una canzone inedita che racconta come il direttore artistico l’abbia invitata a Sanremo e intitolata “Che serata straordinaria“.

Il monologo di Chiara Francini: “Lo porterò sul mio percorso umano”

Non diventare mamma, per scelta o meno, e sentirsi sbagliata è ancora una realtà in una società in cui le donne senza figli sono sempre più numerose. Questo è il tema che Chiara Francini ha scelto per il suo monologo.

Arriva un momento della vita in cui è chiaro che sei diventato grande: quando hai un figlio. Ora, io un figlio non ce l’ho, però credo sia una cosa dopo la quale è chiaro che non potrai più essere più giovane come lo eri a sedici anni, col liceo, la discoteca e il motorino. E c’è un momento in cui tutti intorno a te cominciano a figliare. È una valanga.” Esordisce.

“Quando qualcuna ti dice che è incinta e tu non lo sei mai stata c’è come qualcosa che ti esplode dentro”, dice, sottolineando che “mentre accade tutto questo, tu devi festeggiare, perché la gente incinta è violenta e vuole solo essere festeggiata. E non c’è spazio per il tuo dolore, per la tua solitudine“.

Continua “e poi a un certo punto io mi sono accorta che il tempo passava e che se non mi sbrigavo io, forse, un figlio non lo avrei mai avuto. E se anche mi sbrigavo, poi, non era mica detto. Perché anche quando ti decidi che è il momento giusto poi, magari, il corpo ti fa il dito medio e tu, allora, rimani col dubbio di aver sbagliato, di aver aspettato troppo, di essere una fallita” .

Così arriva “il senso di colpa” che “rimbomba dentro, come un eco“.

“Forse, sei proprio tu che non vuoi venire da me, perché credi che io mi sia dimenticata di te, che io mi sia dimenticata della vita. Perché avevo troppo da fare. Ma io volevo solo essere brava, io volevo solo essere preparata, io volevo che tu fossi fiero di me. Anche se ancora non ci sei. Forse, perché ci sei sempre stato, conclude l’attrice tra gli applausi dell’Ariston.

Sorpresa! Beppe Vessicchio ritorna a Sanremo

Ieri sera, a sorpresa, Beppe Vessicchio è tornato a Sanremo 2023 per dirigere l’orchestra in occasione del duetto tra Gianluca Grignani e Arisa sulle note della celebre Destinazione Paradiso. Il ritorno del direttore d’orchestra ha entusiasmato il web e il pubblico da casa.

Amadeus ricorda le Foibe

Amadeus sceglie le parole di Egea Haffner, raccolte nel libro “La bambina con la valigia”, per portare la Giornata del Ricordo nel racconto di Sanremo 2023. Si siede in platea e legge un passaggio del libro dove si racconta del padre della Haffner prelevato a casa dalla polizia di Tito e mai più tornato a casa. “Una vicenda a lungo dimenticata che ci fa riflettere sul valore della memoria e della verità, perché la libertà non si conquista dimenticando o rimuovendo ma ricordando”, conclude.

Ospiti: il cast di Mare Fuori

Sul palco dell’Ariston il cast di una delle fiction più vista negli ultimi anni: Mare Fuori.

I ragazzi hanno cantato la sigla “O Mar For” che ha contribuito al grande successo della serie. Di seguito la famosa Carolina Crescentini che entra per scendere le scale, ma evidentemente ha sbagliato i tempi perché Amadeus non nota la sua presenza e l’attrice quindi va via per poi tornare successivamente quando il presentatore la chiama.

Marco Mengoni è il vincitore della serata cover

La serata dei duetti è vinta da Marco Mengoni con Let it be eseguita con il Kingdom Choir.

Al secondo posto segue Ultimo che ha cantato con Eros Ramazzotti.

Per Lazza c’è la terza piazza, cantando La fine di Nesli con Emma.

Solo quarta, a sorpresa, Giorgia che ha duettato con Elisa.

Chiude la top 5 Mr. Rain che si è esibito con Fasma.

Chiara Vitone

L'articolo Sanremo 2023: il meglio della quarta serata proviene da La Voce del Sud.

]]>
https://www.lavocedelsud.org/sanremo-2023-il-meglio-della-quarta-serata/feed/ 0 6264