Elena Zullo, Autore presso La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/author/elena-zullo/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Mon, 10 Mar 2025 18:07:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 199277288 Bologna sott’acqua https://www.lavocedelsud.org/bologna-sottacqua/ https://www.lavocedelsud.org/bologna-sottacqua/#respond Mon, 10 Mar 2025 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9306 L’Emilia Romagna è uno dei territori italiani  maggiormente vittima di disastri alluvionali e di altre nature. Da maggio 2023 ad ottobre 2024 sono cinque gli eventi eccezionali che hanno colpito la Regione. Ma caliamoci nell’ottobre 2024. Erano le ore 19.00 di sabato 19 e Bologna ed i suoi comuni limitrofi – Pianoro, Monterenzio, Idice e […]

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L’Emilia Romagna è uno dei territori italiani  maggiormente vittima di disastri alluvionali e di altre nature.

Da maggio 2023 ad ottobre 2024 sono cinque gli eventi eccezionali che hanno colpito la Regione.

Ma caliamoci nell’ottobre 2024. Erano le ore 19.00 di sabato 19 e Bologna ed i suoi comuni limitrofi – Pianoro, Monterenzio, Idice e San Lazzaro di Savena – hanno iniziato a manifestare i primi campanelli d’allarme: l’esondazione dei fiumi, dei canali di scolo, fuoriuscita di acqua dai tombini oltre alla successiva esplosione del condotto sotterraneo causata dalla pressione altissima delle acque.

Non si parla di singola causa ad aver provocato danni ambientali ed economici ingenti, ma di molti elementi che non sono stati studiati e presi con la giusta considerazione.

Allerte rosse, quanto rosse?

In primis non è stata presa sul serio l’allerta rossa presente. Con i numerosissimi stati di allerta emanati nel corso del tempo, la pericolosità delle piogge è stata presa lentamente sempre più sottogamba. La formazione e la divulgazione alla cittadinanza avrebbe potuto portare maggiore prevenzione, facendo comprendere la reale situazione al momento dell’alluvione.

La sicurezza non è stata garantita a causa dei mancati interventi di ampliamento di condotte sotterranee, pulizia dei canali e rafforzamento degli argini.

Il cambiamento climatico è innegabile davanti a questi eventi eccezionali. Nel periodo autunnale le piogge sul territorio sarebbero dovute essere di breve durata perché causati dall’incontro della corrente calda di origine tirrenica (Scirocco) contro quella fredda da nord-est (Bora).

Altri danni sono da arrecare al fenomeno di saturazione del terreno che ha alimentato ulteriormente i fiumi bolognesi. Dal 2023 ad oggi sono stati calcolati più del 20% di aumento di eventi eccezionali e nel corso dei prossimi anni sono previsti aumenti non positivi.

E come ultimo elemento dobbiamo citare il consumo del suolo naturale. L’espansione urbana, l’antropizzazione di vaste aree e l’aumento di infrastrutture ed edifici ha mangiato lentamente spazio naturale.

L’uomo non può più fare finta di niente e non considerare questi avvenimenti solo nel momento in cui i danni sono stati subiti. Si parla di vite umane, si parla di futuro e di sicurezza.

Elena Zullo

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Quando il rischio alluvionale diventa certezza https://www.lavocedelsud.org/quando-il-rischio-alluvionale-diventa-certezza/ https://www.lavocedelsud.org/quando-il-rischio-alluvionale-diventa-certezza/#respond Mon, 17 Feb 2025 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9259 Nel periodo da settembre a fine ottobre del 2024, la Liguria è stata messa in ginocchio dalle numerose alluvioni. I danni conteggiati ammontano a più di 40 milioni di euro per il solo settore pubblico mentre rimane in sospeso il censimento dei danni ai privati. Stato di emergenza temporaneo Lo stato di emergenza è stato […]

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Nel periodo da settembre a fine ottobre del 2024, la Liguria è stata messa in ginocchio dalle numerose alluvioni. I danni conteggiati ammontano a più di 40 milioni di euro per il solo settore pubblico mentre rimane in sospeso il censimento dei danni ai privati.

Stato di emergenza temporaneo

Lo stato di emergenza è stato riconosciuto dal Presidente ad interim della Regione tre giorni l’ultimo grande evento che ha segnato il territorio Valbormidese.

Le esondazioni e i dissesti di versante hanno interessato strutture ed infrastrutture pubbliche ma il vero danno è avvenuto presso i privati. Infatti lungo le sponde del fiume Bormida sono presenti moltissime attività private.

Problema pubblico in mano ai privati

Le stesse hanno ricevuto molta solidarietà da tutta la comunità ma le richieste danni avanzate allo Stato non hanno ricevuto una conferma positiva di evasione. Lo Stato italiano, che si trova per l’ennesima volta in difficoltà, dovrà far muovere i propri cittadini in modo autonomo per rispondere alla risoluzione di problemi di competenza statale.

È stato quindi proposta l’obbligatorietà di un’assicurazione che copra il rischio specifico contro le calamità naturali, rischio che fino a poco tempo fa non era concesso dalle stesse Compagnie Assicurative. Ma oltre a quest’ultimo dettaglio, è spontaneo il pensiero che aziende in difficoltà debbano rispondere a un’altra spesa che avrà sicuramente un costo ingente.

Cause naturali o umane?

I danni subiti nel territorio valbormidese hanno avuto come prima causa la morfologia del territorio ma anche e soprattutto la mancata pulizia dei canali (ad oggi i corsi d’acqua non sono ancora stati puliti) e la gestione delle acque contenute nelle varie dighe.

La situazione di emergenza sembra essersi dileguata insieme al ritiro delle acque nei giorni successivi all’evento, nessun autorità competente si è mossa successivamente per poter evitare futuri eventi.

E questo dimostra un’altra volta che il detto “la storia insegna” non è affatto vero.

Elena Zullo

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Emissioni a norma per l’Italiana Coke? https://www.lavocedelsud.org/emissioni-a-norma-per-litaliana-coke/ https://www.lavocedelsud.org/emissioni-a-norma-per-litaliana-coke/#respond Wed, 15 Jan 2025 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9187 Partiamo dalle basi. Di cosa si occupa questa impresa? L’Italiana Coke S.r.l. si occupa della distillazione di carbone. Durante il processo di lavorazione, viene sottratta l’aria alla materia prima per poi aumentare progressivamente la temperatura (giungendo a circa 1000/1200°): il risultato finale è il coke, la cui caratteristica principale è di avere un elevato potere […]

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Partiamo dalle basi. Di cosa si occupa questa impresa?

L’Italiana Coke S.r.l. si occupa della distillazione di carbone. Durante il processo di lavorazione, viene sottratta l’aria alla materia prima per poi aumentare progressivamente la temperatura (giungendo a circa 1000/1200°): il risultato finale è il coke, la cui caratteristica principale è di avere un elevato potere calorifico.

Piano di monitoraggio

Nel 2010 l’impresa redige un piano di monitoraggio ove dichiara punto per punto, il funzionamento del sistema di filtrazione e trattamento dei fumi per le emissioni in atmosfera e negli scarichi idrici superficiali nel rispetto della normativa ambientale.

Nello stesso è indicata la frequenza dei monitoraggi delle singole sostanze, i cui dati dovranno poi essere depositati e valutati dagli Enti di Controllo competenti (Regione Liguria, Provincia di Savona, Comune di Cairo Montenotte, ASL Savonese e Arpal). Inoltre l’impresa definisce 4 campagne di monitoraggio per le concentrazioni di benzene e IPA (Alcol Isopropilico), la raccolta di polveri sedimentali per analizzare la ricaduta delle polveri emesse dall’Italiana Coke e due zone circostanti l’area industriali vengono dedicate al campionamento degli “eventuali” emissioni.

L’impegno avanzato dall’impresa nel piano non lascerebbe spazio a dubbi.

Prima condanna

Il 1° marzo 2021 l’impresa è condannata in via definitiva dal Consiglio di Stato ad adeguarsi alle prescrizioni previste dall’autorizzazione integrata ambientale. A seguito della valutazione dei dati relativi alla qualità dell’aria nel territorio cairese durante il 2019 è stato richiesto l’adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili in materia ambientale per via del superamento del valore obiettivo per il benzopirene.

In risposta la Regione aveva adottato un piano d’azione per il risanamento della qualità dell’aria.

Caduta nel penale

Tra il  2022 ed il 2023 i sopralluoghi dell’Arpal continuano e i dati raccolti confermato nuovamente il mancato adeguamento delle prescrizioni previste all’Aia (autorizzazione integrata ambientale), motivo per il quale sono state effettuate nuove ispezioni che hanno portato l’Italiana Coke Srl ad intraprendere un percorso penale.

Nonostante i continui ricorsi, l’impresa non riesce a dimostrarsi non colpevole in questo percorso giudiziario che non è ancora terminato. Infatti la prossima udienza si terrà nel mese di febbraio 2025.

L’importanza del settore industriale

Questa storia, che continuerà nei mesi a venire, ha molta importanza in quanto la stessa impresa si trova al centro dell’anello industriale savonese. La mancata o scorretta gestione del monitoraggio delle emissioni ha conseguenze drammatiche e irreversibili per la salute del territorio e dei suoi abitanti.

Il benzopirene, una delle sostanze più tossiche sottoposte a continui controlli, può avere conseguenze di diverso genere, si parla di mortalità prematura per malattia cardiorespiratorie, tumori polmonari, bronchiti croniche e aggravamento dell’asma.

Non penso serva aggiungere altro.

Elena Zullo

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DISEGNO DI LEGGE NON “SICUREZZA” https://www.lavocedelsud.org/9050-2/ https://www.lavocedelsud.org/9050-2/#respond Sun, 22 Sep 2024 11:49:26 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9050 Il Disegno di Legge “Sicurezza” delinea la modifica di 38 articoli presenti nel Codice Penale. Di seguito ci concentreremo sul focus posto in alcuni articoli circa la criminalizzazione della libertà di dissenso e gli spazi di protesta pacifici. Il Governo si è impegnato in due punti fondamentali: STOP A MANIFESTAZIONI E PROTESTE PACIFICHE Ci troviamo […]

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Il Disegno di Legge “Sicurezza” delinea la modifica di 38 articoli presenti nel Codice Penale. Di seguito ci concentreremo sul focus posto in alcuni articoli circa la criminalizzazione della libertà di dissenso e gli spazi di protesta pacifici.

Il Governo si è impegnato in due punti fondamentali:

  • Riconoscimento di nuovi reati
  • Aumenti delle pene

STOP A MANIFESTAZIONI E PROTESTE PACIFICHE

Ci troviamo davanti ad un Governo che definisce illegale la libertà di dissenso, la libertà di esprimere la propria idea attraverso proteste con strumenti pacifici, quali il proprio corpo e la propria voce.

L’Art. 14 definisce illecito – dal punto di vista penale – il blocco stradale e ferroviario avvenuto attraverso l’ostruzione fatta con il proprio corpo e se a svolgere la protesta sono più persone, la pena lieviterà automaticamente per tutti.

Questa norma è stata chiamata Anti Gandhi in quanto per la nostra Presidente del Consiglio, se Gandhi avesse protestato al giorno d’oggi, avrebbe meritato il carcere.

La modifica di questo articolo sorge in difesa del Governo stesso a seguito dei tanti disagi lavorativi – lavoratori Ex Ilva -, delle proteste pro-Palestina, degli attivisti climatici e attivisti femministi.

Scendendo ancora di più nello specifico, l’art. 19 punisce penalmente la protesta contro l’impedimento delle realizzazioni di opere pubbliche o infrastrutture strategiche – importanti i termini specifici usati durante la stesura della norma -, a cosa fa riferimento il Governo?

Fa ovviamente riferimento alla costruzioni di infrastrutture come il Ponte sullo Stretto di Messina.

L’art. 24, invece, vieta definitivamente l’attività di protesta da parte di gruppi come Ultima Generazione, con azioni di imbrattamenti di mobili e immobili adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche.

SILENZIO ALLE PROTESTE PER SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI

Ci troviamo di nuovo davanti all’ennesimo caso in cui il Governo definisce quel che non riesce a gestire “criminale” per togliersi ogni minima responsabilità del risultato maturato nel tempo dei pochi investimenti nell’ambito dell’istruzione, dell’occupazione e dell’intervento sulla malavita presente in ogni angolo di Italia.

Le carceri italiane infatti si presentano sempre meno organizzate, la percentuale di sovraffollamento tocca percentuali altissime e i fondi per la rieducazione non sono abbastanza per raggiungere l’obiettivo del progetto carcerario.

Per questo motivo l’art. 26 punisce la libertà di protesta all’interno delle carceri, dove l’ambiente è invivibile a causa delle condizioni di sovraffollamento.

Quest’estate i detenuti dovevano convivere con più del doppio delle persone che le celle potevano ospitare, senza aria condizionata e l’assenza di servizi adeguati. Le rivolte nascono automaticamente dal disagio e questo, se manifestato, può portare all’aumento della pena dagli 1 ai 5 anni anche se la resistenza avviene in maniera passiva.

La pena dello stesso articolo causa ulteriormente il sovraffollamento delle carceri, senza risolvere in alcun modo il problema. Un gatto che si morde la coda.

Ma questa norma non è indirizzata ai soli centri di detenzione ma si estende anche ai centri di rimpatrio.

Gli stessi centri sono aree illegittime, dove le persone sono rinchiuse come criminali senza aver di per sé violato alcuna norma ma ricercando legittimamente la possibilità di cercare un posto dove affrontare una vita migliore.

All’interno delle strutture è abituale la somministrazione di psicofarmaci ù per far calmare i soggetti dopo i loro lunghi tragitti.

La norma estesa a qualsiasi atto di resistenza passiva, riconosce come reato l’opposizione dell’assunzione di psicofarmaci, rischiando la detenzione amministrativa.

REATO DI COMUNICAZIONE       

L’art. 32 invece impone a qualsiasi negoziante di vendere Sim telefoniche a soggetti che non hanno un permesso di soggiorno regolare in Italia. Conosciamo tutti le tempistiche per ottenere questo documento, il Governo mette nuovamente i bastoni tra le ruote di persone che non hanno nulla se non la loro famiglia e impedisce loro la comunicazione.

Questo Governo pensa che sia GIUSTO per un soggetto che è passato nelle carceri libiche, è stato imbarcato su mezzi non sicuri attraversando il Mediterraneo, giungendo in Italia con l’etichetta di criminale, che meriti pure di non poter dire alla propria famiglia “Tutto ok, sono ancora vivo”.

Questo è quello che vuole il Governo, quello che vogliono dei membri il cui compito è quello di gestire uno Stato per poter migliorare il nostro benessere.

Questo Governo si è costruito una bolla di sapone inattaccabile per poter svolgere al meglio i propri personali pensieri dimenticando che il solo compito da svolgere è di carattere collettivo.

Si è dimenticato che ascoltando le proteste, si ascoltano i problemi e si affrontano.

Questo Governo ha dimostrato che l’unico focus che hanno è quello di rendere incostituzionale ogni singolo atto del cittadino, non dimentichiamo gli attacchi contro la libertà di comunicazione, di pensiero e di parola promossi poco tempo fa a giornalisti.

Il nostro Governo, che mi vergogno a definire come tale, non è più in grado di rispondere a bisogno reali dei cittadini, a organizzare e gestire la vita di diseguaglianze sociali ponendosi nei confronti del cittadino in difesa, come se questo fosse il reale nemico.

E forse è così, lo Stato si è diviso in due, da una parte c’è chi subisce e dall’altra chi si difende arricchendosi.

Siamo negli anni ’40?

Elena Zullo

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Le guerre senza voce https://www.lavocedelsud.org/le-guerre-senza-voce/ https://www.lavocedelsud.org/le-guerre-senza-voce/#respond Fri, 13 Sep 2024 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9011 Con l’inizio del conflitto ucraino e successivamente nella Striscia di Gaza, i media spalancano definitivamente le porte ad un nuovo argomento: la guerra. Prima di questi due avvenimenti, i conflitti sembravano non interessarci perché in qualche modo non entravano nella trama delle nostre vite. Sono decine e decine le guerre che ad oggi non hanno […]

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Con l’inizio del conflitto ucraino e successivamente nella Striscia di Gaza, i media spalancano definitivamente le porte ad un nuovo argomento: la guerra.

Prima di questi due avvenimenti, i conflitti sembravano non interessarci perché in qualche modo non entravano nella trama delle nostre vite.

Sono decine e decine le guerre che ad oggi non hanno ancora una voce, che entrano nelle nostre vite e ci escono con superficiale facilità.

Il nostro giornale ha un obiettivo che è esplicito dal solo nome, per cui oggi, nel nostro piccolo, vogliamo dare voce a quei conflitti che non ne hanno abbastanza.

Myanmar

Partiamo con uno dei conflitti più longevi, sorto alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La Birmania cerca fin da subito di ottenere l’Indipendenza dal Regno Unito con numerose proteste.

Il 1962 è segnato da un importante colpo di Stato che estromise il governo parlamentare, rimpiazzato dalla giunta militare. L’obiettivo di questo gesto fu quello di voler adottare una struttura statale federale, voluta dalle forze armate denominate Tatmadaw.

I conflitti etnici non cessarono negli anni ’80, cosa che avvenne per le motivazioni politiche degli scorsi decenni. La rivolta 8888 (del 08/08/1988) venne avviata da studenti appartenenti a minoranze etniche contro i militari: furono più di 3.000 le vittime civili.

Quarant’anni dopo, nel 2006 le forze armate birmane condussero una forte offensiva contro l’Unione Nazionale Karen dello Stato Kayin – minoranza etnica – con l’invio di mezzo milione di soldati incaricati di allontanare migliaia di abitanti dai loro villaggi.

Nel 2021 l’esercito attaccò il governo causando la morte di 50.000 persone  – 8.000 civili – e sfollandone 2 milioni.

Si è calcolato che circa il 40% del territorio è controllato dalle forze militari mentre il centro politico è sotto lo stretto controllo della giunta.

Siria

Il conflitto siriano è da definire formalmente terminato ma in realtà non è mai stato raggiunto un accordo che ne definisca la pace conclusiva.

Tutto ebbe inizio con le Primavere Arabe, proteste pacifiche avviate contro la repressione di Assad. La risposta fu un attacco sulla folla che portò allo schieramento di tre divisioni armate: dai fondamentalisti islamici (jihadisti da una parte e dall’altra conservatori islamici), dai soldati dell’Esercito Siriano Libero e dagli stessi membri ex pacifici delle primavere arabe. Il conflitto che inizialmente fu composto da più fazioni continuerà a scindersi con l’ascesa dell’ISIS, frammentandosi in decine di piccoli gruppi armati.

Con l’attacco dell’ISIS su Baghdad, gli Stati Uniti entrarono a far parte di questo disastro. Nel momento in cui Assad sembra cedere interviene l’Iran e poi la Russia.

Nonostante questo momento di apparente debolezza, Assad riesce ad ottenere anche Aleppo, la seconda città siriana, ottenendo la vittoria del conflitto siriano.

Il punto focale, non ancora definito, rimane lo stabilire l’accordo di pace per placare un futuro ingresso militare dell’ISIS.

Sudan

Il conflitto nacque nella capitale, Khartoum, e si propagò a macchia d’olio nel resto del Paese. Il conflitto era nell’aria da tempo a causa di tensioni di carattere economico ed etnico.

La capitale è infatti abitata da cittadini musulmani mentre il resto della nazione è di prevalenza cristiana e animista.

L’ex presidente del sudan Omar Al-Bashir, fruttò questa concentrazione per fondare un governo con forte componente islamica, avviando successivamente una campagna di uccisioni di massa, stupri e saccheggi contro i civili nel Darfur.

Il numero delle persone uccise ammonta a 400.000 e quelle sfollate superano i 3 milioni.

Le Forze di Supporto Rapido, paramilitari, in conflitto con l’esercito ufficiale, lievitarono di giorno in giorno grazie ai finanziamenti ricevuti dagli Emirati Arabi (interessati alla questione in quanto importatori di Oro dal Sudan).

L’Arabia Saudita invece tentò di giocare nel ruolo di mediatore di un equilibrio tra le due forze armate che precedentemente avevano combattuto per finalizzare il colpo di Stato contro l’ex presidente.

Ad oggi si contano 9 milioni totali di sfollati, quasi 7 milioni interni e 18 milioni di persone sono ridotte alla fame.

Sono centinaia le guerre di cui potremmo continuare a parlare, ma non ci sposteremo mai dalla disumanità che l’uomo continua ignobilmente a dimostrare.

Elena Zullo

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Donne afgane: le nuove regole criminali https://www.lavocedelsud.org/donne-afgane-le-nuove-regole-criminali/ https://www.lavocedelsud.org/donne-afgane-le-nuove-regole-criminali/#comments Sat, 24 Aug 2024 13:02:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9002 Il regime talebano in Afghanistan ha imposto nuove limitazioni che portano la donna a non essere più inquadrata naturalmente come essere umano bensì come “oggetto utile” per la procreazione, la soddisfazione dei bisogni sessuali degli uomini e per lo svolgimento dei compiti domestici. Le nuove norme impongono la prigionia femminile e l’omissione di qualsiasi forma […]

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Il regime talebano in Afghanistan ha imposto nuove limitazioni che portano la donna a non essere più inquadrata naturalmente come essere umano bensì come “oggetto utile” per la procreazione, la soddisfazione dei bisogni sessuali degli uomini e per lo svolgimento dei compiti domestici.

Le nuove norme impongono la prigionia femminile e l’omissione di qualsiasi forma di libertà, anche se non è corretto parlare di omissioni o limitazioni, bensì di un vero e proprio crimine verso, nello specifico, il genere femminile, ma che si estende anche nei confronti del resto della popolazione afgana.

Quali sono le restrizioni per le donne?

  • Divieto di svolgere lavori all’esterno delle mura domestiche / balconi di casa. Il permesso di lavorare in alcuni ospedali di Kabul spetta ad ALCUNE donne che svolgono la professione di medico, infermiera o insegnante. È d’obbligo che le abitazioni abbiano i vetri delle finestre oscurati per fare in modo che dall’esterno le donne non possano essere viste.
  • Divieto assoluto di uscire di casa se non accompagnate da mahram (parente stretto).
  • Divieto di trattare acquisti con persone di sesso maschile.
  • Divieto di studiare in scuole, università. Gli istituti femminili sono infatti stati convertiti in seminari religiosi. La restrizione è indirizzata a chi ha più di 12 anni.
  • Obbligo di indossare burqa (da capo a piedi). I vestiti indossati non devono comunque avere dei colori vivaci in quanto sono considerati “colori sessualmente provocanti”. Tutto questo per non destare tentazione, come se non fosse “compito” dell’uomo gestire questo suo desiderio. Inoltre sotto il burqa è vietato l’uso di pantaloni larghi.
  • Se non si rispettano le regole relative all’essere accompagnate da mahram o l’indossare gli abiti imposti, come sanzione possono ricevere frustate, percosse o invettiva verbale.
  • Frustate in pubblico se vengono mostrate le caviglie.
  • Lapidazione in pubblico se le donne vengono accusate di relazioni al di fuori del matrimonio – ANCHE IN CASO DI STUPRO.
  • Divieto di uso di cosmetici. A molte donne sono state MOZZATE LE DITA per via dello smalto.
  • Divieto di parlare o di dare la mano a uomini diversi da un mahram.
  • Divieto di ridere ad alta voce. Questo perché secondo loro nessun estraneo deve conoscere la voce di una donna. Non è quindi permesso loro di cantare o recitare poesie.
  • Divieto di portare i tacchi, per via del suono che emettono. Un uomo non deve sentire i passi di una donna. Questo punto è sconcertante come molti altri perché rende intollerabile anche il passaggio della donna nello spazio in cui è presente un uomo.
  • Divieto di apparire in radio, televisione o in qualsiasi tipo di incontro pubblico. Sono vietate anche le fotografie ed i filmati.
  • Divieto di praticare qualsiasi tipo di sport (divieto già presente).
  • Divieto di andare in motocicletta, bicicletta anche in caso di presenza di mahram.
  • Divieto di incontrarsi in occasioni di festa o per scopi ricreativi.
  • Tutti i luoghi che presentavano nel nome la parola donna o suoi sinonimi sono stati modificati (giardino delle donne = giardino di primavera).
  • Divieto per gli uomini sarti di prendere le misure dei corpi delle donne.
  • Divieto dell’uso di bagni pubblici.
  • Divieto stampare su giornali e libri foto di donne e di appendere a muri di casa o negozi foto in cui vengono raffigurate delle donne.
  • Le donne possono viaggiare su appositi autobus destinati al solo trasporto di donne (viene indicato sopra il mezzo la dicitura “per sole donne” ma il tranello sta nel fatto che esse devono essere comunque accompagnate da mahram, per cui è negato loro l’accesso a mezzi pubblici).

Ci sono anche ulteriori restrizioni estese all’intera popolazione afgana

  • Divieto di ascoltare la musica
  • Divieto di guardare film, televisione e video.
  • Vietate tutte le feste che non siano di carattere islamico (es. Capodanno)
  • Abolito il giorno del lavoro (1° maggio) perché festa comunista,
  • Tutti i nomi non islamici sono stati cambiati in nomi islamici.
  • I giovani islamici sono stati obbligati a tagliarsi i capelli e a farsi crescere la barba secondo precise indicazioni.
  • Gli uomini devono indossare abiti islamici e relativo copricapo.
  • Sono imposte le cinque preghiere giornaliere.
  • È vietato tenere piccioni o giocare con uccelli perché non è un comportamento di carattere islamico.
  • È vietato il gioco dell’aquilone.
  • Gli spettatori sportivi possono esclamare la sola affermazione “allah-o-akbar” (Dio è grande) oppure astenersi dall’applaudire.
  • Possedere libri proibiti ha come punizione la morte.
  • L’istruzione è concessa solo con indosso il turbante.
  • Chi non è di religione islamica deve indossare un contrassegno giallo per essere distinti, nulla di più uguale al periodo nazista.
  • È vietato qualsiasi comportamento omosessuale punibile con la morte, gioco d’azzardo, combattimento tra animali
  • È vietato l’uso di internet.

Questa serie di norme contro la libertà sono definite dal Governo talebano per promuovere la virtù e prevenire il vizio, proprio come definito dal titolo dello stesso provvedimento.

La maggior parte dei comportamenti sopra indicati sono già in vigore da tempo, ma la promulgazione serve per rafforzare il già stretto controllo sulla popolazione.

Le proteste femminili

Da marzo a giugno sono state contate più di 90 proteste guidate da donne contro questo sistema ma la controparte per sedare le manifestazioni hanno usato armi da fuoco, idranti e pistole stordenti. Le proteste si sono quindi spostate sul web, cosa che ad oggi non sarà più possibile.

L’impossibilità di istruzione lega le mani e le menti di queste donne che hanno il diritto ed il dovere di istruirsi per far crescere il proprio Paese e la propria comunità in un ambiente sicuro.

Sono infatti aumentati drasticamente i matrimoni precoci e forzati, alimentando le violenze di genere ed i femmicidi (impuniti). Il tasso di suicidi si è esponenzialmente elevato.

L’unica traccia di sostegno alle sopravvissute di violenza si è sgretolato con l’ingresso del nuovo Governo.

Non c’è un dettaglio di questa narrazione che non faccia venire la pelle d’oca. Sembra che si parli di un universo distante e opposto al nostro, dove la lotta per ottenere i nostri diritti ha mille diramazioni, dalle più generiche a quelle più specifiche, ed invece tutto questo avviene a esattamente cinque ore di aereo dalle nostre calde case.

Elena Zullo

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Nuovi parchi eolici senza vento https://www.lavocedelsud.org/nuovi-parchi-eolici-senza-vento/ https://www.lavocedelsud.org/nuovi-parchi-eolici-senza-vento/#respond Thu, 25 Jul 2024 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=8969 L’eolico nel savonese è un settore in continua crescita ed il 2024 è l’anno in cui associazioni regionali e provinciali, enti, comunità locali e singoli cittadini espongono la propria indignazione contro progetti dannosi ed inadatti all’ambiente in cui sorgeranno. Primo progetto: Monte Cerchio Il primo progetto eolico promosso da inizio anno riguarda una serie di […]

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L’eolico nel savonese è un settore in continua crescita ed il 2024 è l’anno in cui associazioni regionali e provinciali, enti, comunità locali e singoli cittadini espongono la propria indignazione contro progetti dannosi ed inadatti all’ambiente in cui sorgeranno.

Primo progetto: Monte Cerchio

Il primo progetto eolico promosso da inizio anno riguarda una serie di pale eoliche (sette in tutto) sulle alture del Monte Cerchio, sul confine ligure-piemontese, collocato nei comuni di Cairo Montenotte, Cengio e Saliceto.

I problemi che preoccupano l’intera comunità riguarderebbero l’incremento di traffico pesante, la creazione di nuove strade e di opere temporanee – costruite per poi non essere più rimosse – che potrebbero causare rischi idrogeologici ed inoltre dei forti impatti sulla fauna e la flora locale.

Una delle pale eoliche del cantiere di Monte Cerchio sarà collocato nel punto più elevato dell’Alta Langa (a 900 metri slm), zona fortemente popolata dalla fauna locale e da quella migratoria.

Eolico senza vento

Un altro punto fondamentale analizzato riguarda la carenza di correnti e venti, necessarie per la creazione di energia elettrica. E quindi perchè avviare questo progetto?

Durante la costruzione dei primi parchi eolici liguri l’Università di Genova ha compiuto degli studi per valutare le caratteristiche delle zone in questione definendo infine che non esiste alcun parametro a favore del buon funzionamento degli impianti eolici. Tali studi analizzarono anche per i parchi la Cascinassa (di Cairo M.tte), le Rocche Bianche a Quiliano (SV), Naso di Gatto a Savona (SV), la Rocca di Pontinvrea (SV) e Cinque stelle a Stella (SV).

Gli studi hanno messo nero su bianco un dato riscontrabile tranquillamente osservando in qualsiasi giorno dell’anno i parchi eolici fin ora presenti sul territorio. La piena attività delle pale eoliche è riscontrabile solo nei giorni in cui è anomala la presenza di forti correnti, si parla quindi di eventi sporadici.

La comunità savonese si è mossa attraverso i sodalizi firmatari del comunicato stampa di opposizione, incaricandosi come proponenti della partecipazione degli stessi CER – Comunità Energetiche Rinnovabili a livello locale. La CER è garante di una modalità di produzione energetica rinnovabile con maggiore sostenibilità economica, ambientale e sociale, coinvolgendo anche le comunità locali che evitano la speculazione del privato e la sopraffazione sui luoghi e sulle collettività.

Tali movimenti in contrasto con quanto definito dal Ministero sono stati rinforzati dalla mancanza di dettagli precisi e veritieri circa l’impatto ambientale ove la fauna e la vegetazione potrebbero essere i primi a subire ingenti danni.

Il territorio savonese presenta un’ampissima collezione eolica che si svolge attraverso commesse con numeri a molteplici zeri a “favore della transizione energetica” e piani di azione che non presentano neppure l’ombra della minima cura, riflettendo la sola volontà di ottenere quell’incentivo e quel finanziamento.

Parco eolico Piccapietre con Fera Srl

Il secondo progetto nel cairese riguarda invece il parco eolico di Piccapietre proposto da Fera Srl. I primi dati fanno emergere il mancato rispetto dei limiti di emissioni acustiche arrecando danni – nuovamente – alla fauna ed in particolare a due specie di rapaci che attraversano il territorio in questione durante la loro migrazione, parliamo del biancone e falco pecchiaiolo.

Fera Srl a fronte delle critiche promosse dalla comunità ha stilato una lista di promesse che si impegnerà a mantenere per evitare ulteriori danni ambientali.
Questo succederà davvero o come la maggior parte della pratiche verranno archiviate senza svolgere prima i giusti controlli?

Elena Zullo

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Apartheid automatizzato: un altro dettaglio dell’inferno palestinese https://www.lavocedelsud.org/apartheid-automatizzato-un-altro-dettaglio-dellinferno-palestinese/ https://www.lavocedelsud.org/apartheid-automatizzato-un-altro-dettaglio-dellinferno-palestinese/#respond Wed, 05 Jun 2024 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=8902 Con il termine Apartheid automatizzato si fa riferimento alla pratica di controllo non consensuale svolta dal governo israeliano nei confronti di palestinesi abitanti di Hebron e Gerusalemme Est in Cisgiordania. Come avviene? Nel 2022 il governo israeliano inizia la raccolta dei dati personali dei palestinesi delle due città della Cisgiordania limitando drasticamente la reale possibilità […]

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Con il termine Apartheid automatizzato si fa riferimento alla pratica di controllo non consensuale svolta dal governo israeliano nei confronti di palestinesi abitanti di Hebron e Gerusalemme Est in Cisgiordania.

Come avviene?

Nel 2022 il governo israeliano inizia la raccolta dei dati personali dei palestinesi delle due città della Cisgiordania limitando drasticamente la reale possibilità di muoversi in libertà.
Il 1997 è segnato dall’accordo che concede l’insediamento degli israeliani nella città di Hebron. Questa è divisa in due zone denominate rispettivamente Area H1, abitata principalmente da palestinesi e nella Città Vecchia, l’Area H2, affidata agli israeliani.

Nel giro di poco tempo l’Area H2 è sottoposta al controllo ossessivo attraverso limitazioni durissime come l’impossibilità di accesso a determinate strade per i palestinesi, riservate quindi solo ai coloni israeliani, con costanti e sempre più numerosi posti di blocco militari.

Nella città di Gerusalemme Est invece la rete del governo è tanto intricata da raggiungere un migliaio di dispositivi seminati in ogni angolo della città: si conta infatti una telecamera ogni 5 metri.

Per questo motivo il sistema di riconoscimento di Gerusalemme è definito come con la migliore sorveglianza in termini di riconoscimento facciale.

Red Wolf, Wolf Pack e Blue Wolf

La libertà di movimento non è solo limitata lungo le vie della città, i vari checkpoint fermano i palestinesi per permettere il loro riconoscimento ed in base all’esito possono procedere come no.

Ma è qua che interviene il sistema di riconoscimento sopra citato. Le telecamere seminate per la città hanno il compito di associare i volti ripresi con i dati personali raccolti in precedenza, in questo modo il palestinese giunto al posto di blocco sarà identificato ancor prima che abbia il tempo di mostrare i propri documenti al soldato israeliano.
Il sistema di riconoscimento è chiamato Red Wolf – solamente il Checkpoint 56 nel quartiere Tel Rumeida possiede 24 telecamere – è associato ad un grande archivio chiamato Wolf Pack che contiene ogni informazione personale possibile dei palestinesi: dove vivono, chi sono i familiari, quali lavori ha svolto e soprattutto se sono ricercati per essere interrogati dagli israeliani.

Il sistema di sorveglianza non finisce qua se pensiamo anche alla presenza di Blue Wolf, un applicazione consultabile da tablet o cellulare che gli israeliani usano per ottenere le informazioni dall’archivio.

Oltre alle atrocità che sentiamo e vediamo quotidianamente in quella disastrata striscia di terra, in Cisgiordania la libertà sociale e di movimento è un valore che oltre a non essere rispettata, non viene neppure raccontata.

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Nave Adelaide: il processo innevato nel genovese https://www.lavocedelsud.org/nave-adelaide-il-processo-innevato-nel-genovese/ https://www.lavocedelsud.org/nave-adelaide-il-processo-innevato-nel-genovese/#respond Wed, 08 May 2024 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=8870 Nel febbraio 2022 la Guardia di Finanza genovese – GICO, Gruppo di Investigazione Criminalità Organizzata, – arrestò in flagrante, presso il terminal Psa di Genova Prà, quattro persone responsabili dell’arrivo di 444,50 chilogrammi di cocaina dal Brasile a bordo della nave MSC Adelaide. La droga era stata camuffata all’interno di 14 borsoni che contenevano meno […]

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Nel febbraio 2022 la Guardia di Finanza genoveseGICO, Gruppo di Investigazione Criminalità Organizzata, – arrestò in flagrante, presso il terminal Psa di Genova Prà, quattro persone responsabili dell’arrivo di 444,50 chilogrammi di cocaina dal Brasile a bordo della nave MSC Adelaide.

La droga era stata camuffata all’interno di 14 borsoni che contenevano meno di una trentina di panetti di droga l’una, stipati all’interno di un container destinato al solo trasporto di caffè.

Il gesto iniziale che ha dato il via al primo arresto, è avvenuto nei confronti di un lavoratore della Culmv (Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie) da parte della G.d.F., a seguito di un suo passo falso: l’uomo durante la notte precedente all’arresto aveva spostato il cassone contenente la merce bianca in un’area non inquadrata dalle telecamere. Non sembrerebbe responsabile dell’intera azione ma solo una pedina ingaggiata dalla criminalità organizzata per muovere più agevolmente il materiale.

Il procedimento penale lo aveva condannato a 10 anni di carcere in primo grado con rito abbreviato.

Il prossimo 4 luglio ci sarà il processo per il resto della squadra responsabile di questo reato definendo così la loro pena.

Non solo il reato di traffico di stupefacenti

L’indagine fu aperta in seguito alla morte di un marinaio trovato a bordo con una profonda ferita alla gola, le prime indagini definirono la volontarietà del gesto, nonostante l’arma del delitto, un coltello o simile ad esso, non sia stato ritrovato. Nelle prime ore dopo il fatto un collega denunciò di averlo tolto dalle mani del ragazzo appena lo aveva trovato.

Questo evento ha dato il via alla prosecuzione degli accertamenti da parte del procuratore Marco Zocco, per definire la possibilità di legami di infiltrazioni ‘ndranghetiste tra i porti calabresi e liguri in quanto il percorso della nave aveva toccato due porti spagnoli (Las Palmas e Valencia), quello di Gioia Tauro per finire infine a Genova.

Il procedimento penale

Il frutto della vendita della merce sequestrata sarebbe stato di 30 milioni di euro

La procura di Genova investiga dal 2013 per definire la complicità di alcuni lavoratori portuali con le organizzazioni di narcotrafficanti che importerebbero dal Sudamerica droga.

Nel corso degli ultimi anni sarebbero stati arrestati 6 portuali a seguito di lunghi controlli da parte della guardia di Finanza attraverso telecamere e controlli sul posto verificando spostamenti insoliti di container.

Armi e droga

Dal 2013 ad oggi sono stati identificate ed arrestate più di venti persone per detenzione e traffico internazionale di cocaina e armi (anche da guerra). L’operazione che ha definito questo risultato è stata denominata “Cook” con la collaborazione tra l’Arma genovese, quella di Como e di Reggio Calabria.

La Dda ha sequestrato innumerevoli beni, oltre a quelli sopra citati come: quote nominali di una società, un paio di veicoli, un conto corrente e un anello in oro bianco con diamante, dispositivi informatici, armi bianche e una pistola semiautomatica.

Elena.

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L’ennesimo caso di stress da lavoro è stato portato in un’aula di tribunale.

Nello specifico parliamo di un medico del Santa Corona di Pietra Ligure, nella riviera savonese.

Il danno economico arrecato alle tasche dell’Asl2 è di più di 15 mila euro per risarcire l’ex professionista dalle condizioni sottopostogli.

La pressione del personale ospedaliero

Il medico richiede il processo esponendo le sue condizioni avanzate a seguito dell’eccessivo lavoro svolto, ai mancati riposi e in parte inferiore, il danno biologico, relativi a postumi permanenti e invalidità temporanea in seguito alla malattia psichica sviluppata appunto dal costante stato di stress accumulatosi nel tempo: ansia, stress e depressione.

Il problema sorge in primis dalle condizioni lavorative del personale dipendente, che pian piano versava in condizioni sempre più critiche. Come in molti posti di lavoro, le regole relative a orari e mansioni venivano sempre meno rispettate, ponendo un’accento di abitualità sempre più ricorrenti ad esse, e dove il dovere veniva messo sempre più in alto rispetto a qualsiasi diritto del lavoratore.

In particolare nell’Ospedale di Santa Corona, oggetto di questa sentenza, non veniva rispettata la durata obbligatoria delle ore di riposo del personale.

Mancanza di personale sanitario

Lo stesso medico comprende che un’altra motivazione principe del suo stress sia la mancanza di personale. Il risultato è, come osserviamo nella maggior parte di ospedali pubblici, una qualità molto bassa delle prestazioni, dell’attenzione e delle cure fornite ai pazienti.

Nel lungo termine questo fattore porterà – e lo sta portando tuttora – incrementando delle prestazioni presso attività private, che forniscono servizi migliori e tempi di attesa ottimali.

Miglioramento della sanità pubblica?

Sarà possibile rimettere in piedi una sanità pubblica che si sta sgretolando?

Sarebbe necessario ristabilire e ridefinire la sua organizzazione e struttura, con delle divisioni salde e ben gestite, una quantità di personale sanitario che sia proporzionale al numero di pazienti, che possa ricevere i giusti compensi dovuti nel rispetto di ogni norma.

Osservando la situazione economica del paese e osservando la distruzione dei finanziamenti, le uniche cose che ci si può aspettare sono, nel peggiore dei modi, il crollo dell’attività sanitaria mentre una visione più utopica vorrebbe un governo che ristabilisce le attività carenti ed essenziali e dia loro sostegno.

Medici sì, ma altrove

Il medico, protagonista di questa vicenda, racconta di alcune sue esperienze all’estero, nelle Honduras in particolare, ove seppur le condizioni economiche locali non fossero migliori rispetto a quelle italiane, la pressione quotidiana non avendo le medesime caratteristiche ha permesso al suo livello di stress, ansia e depressione di regredire fino alla loro scomparsa.

Nei mesi successivi a questa esperienza il medico si è recato anche in zone di guerra come l’Ucraina e Gaza.

In contesti come questi ultimi la mole di lavoro può essere la stessa e talvolta anche maggiore rispetto a quella prestata nelle Asl citate in giudizio ma se quest’ultima viene gestita con un approccio personale, gestendo le proprie necessità con diligenza, quella che in un ambiente oppresso può dar luogo a pressione psicologica, in altre realtà può dà luogo a gratitudine, soddisfazione e benessere personale.

Elena Zullo

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